2 aprile 2015: autismo e diffusione di una cultura della “neuro-varietà”

Oggi, 2 aprile, l’autismo si racconta, con l’obiettivo di  diffondere la conoscenza di questa disabilità e per generare azioni per un mondo più inclusivo Ricorre, infatti,  oggi  l’ottava  Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, un momento di sensibilizzazione culturale e riflessione sulle peculiarità e i percorsi di vita delle persone autistiche per  l’integrazione, contro l’isolamento  e i pregiudizi che circondano le intelligenze atipiche. Una luce blu accenderà  i più famosi monumenti del mondo: la Piramide di Cheope, l’Empire State Building, l’Arco di Costantino, il David di Donatello, la Mole Antonelliana, Montecitorio, per citarne solo alcuni, con l’obiettivo di  ”accendere” in tutta l’umanità la consapevolezza sulle caratteristiche, le difficoltà, i bisogni di coloro che vivono la condizione dello spettro autistico, una neurodiversità sempre più diffusa. Voluta dalle Nazioni Unite , la  giornata vedrà snodarsi numerosissime manifestazioni: convegni, campagne di sensibilizzazione, flash mob , rassegne cinematografiche e proiezioni.(clicca qui autismo-2015-eventi-tutta-italia)

Per una cultura della neuro varietà. L’autismo è una condizione permanente sempre più diffusa: secondo una recente ricerca negli Usa colpisce 1 bambino ogni 68; in Europa soffrono di questa sindrome più di cinque milioni di persone di cui circa 680 mila in Italia. Le diagnosi sono aumentate di oltre il 30% in due anni. -L’incremento è dovuto prevalentemente a un affinamento dei metodi diagnostici- afferma il neuropsichiatra Riccardo Alessandrelli, co-fondatore dell’associazione CulturAutismo. “L’individuazione delle forme più lievi-afferma Alessandrelli- in virtù di risorse intellettive integre e particolari talenti, ha portato a una lettura della sindrome in senso maggiormente funzionale e evolutivamente favorevole, con la definizione di “Condizione di Spettro”, contrapposta a quella di malattia.

Le loro facoltà sono risorse.
 Questi individui – che pur avendo problemi nelle competenze relazionali riescono, se seguiti, ad assimilare le più importanti regole sociali – potrebbero tradurre le loro facoltà in potenziali risorse per loro stessi, ma anche molto utili alla collettività, se adeguatamente supportati da terapie congrue e compresi nella loro originalità; altrimenti vengono condannati alla dipendenza dalle famiglie di origine e alla deriva sociale. Un potenziale inutilmente sprecato”.

L’integrazione non è a senso unico.
 Se l’autismo è una vera e propria emergenza, vuol dire che milioni di persone, con stili cognitivi e percettivi diversi, devono dialogare con la maggioranza neuro tipica; ma “l’integrazione non è un processo a senso unico, una concessione da parte delle comunità più forti alle più deboli, ma un gioco dialettico di modellamento reciproco, in cui entrambi le parti vengono chiamate a interagire per realizzare un guadagno: morale, culturale, ma anche finanziario”, sottolinea la dott. ssa Cinzia Raffin, presidente della Fondazione Bambini autismo di Pordenone. “Nell’attuale organizzazione sociale e lavorativa tutto è orientato ad agevolare o aiutare le persone “diverse” ad adattarsi al mondo “normale”, senza che quest’ultimo debba minimamente attuare dei cambiamenti su di sé”, aggiunge la dottoressa. Spesso neppure in direzione di una maggiore conoscenza del problema

Un mondo per neuro-tipici. Terapie per raggiungere l’autonomia lavorativa familiare e affettiva. In un mondo fatto da e per neurotipici, vuol dire abbattere barriere che non sono solo ambientali o architettoniche. In Italia il modello prevalente rimane assistenzialistico e le responsabilità sono scaricate sulle famiglie. Inoltre, secondo Davide Moscone, presidente di Spazio Asperger, le stesse professioni sanitarie non hanno una adeguata conoscenza delle forme più lievi, come l’Asperger, spesso confuse con altre problematiche di tipo psichiatrico o proprie dell’età evolutiva, che possono tuttavia coesistere insieme alla diagnosi primaria. Spesso proprio perché la primaria non è stata precocemente riconosciuta e trattata. Altro dato sconfortante è la mancanza, nel pubblico, di interventi e i programmi indicati come specifici per l’autismo, di tipo cognitivo-comportamentale (ABA, TEACCH) e la CAA (comunicazione alternativa e aumentativa). Le famiglie, allora, se possono permetterselo, devono ricorrere a privati.

Una legge per l’autismo Nei giorni scorsi la Commissione sanità del Senato ha approvato un disegno di legge sull’autismo. Si tratta di una iniziativa nata per avere un approccio concreto e completo alla problematica dell’autismo. Tra gli altri assunti del Ddl, il diritto alla presa in carico della persona con autismo nella sua specificità, per tutta la vita e non solo nell’età evolutiva, e all’inserimento lavorativo. Ma occorre che la Linea Guida n. 21 dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), che definisce l’appropriatezza degli interventi in questo campo, non rimanga discrezionale da parte delle asl e che siano pienamente attuate le Linee di Indirizzo emanate dalla Conferenza Unificata Stato-regioni nel novembre del 2012, con  l’inserimento dell’autismo nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), a  garanzia che i servizi siano erogati davvero e su tutto il territorio nazionale.

 

Il video 2015

Per  la giornata mondiale della consapevolezza sull’Autismo la Rai ha affidato a Lightcut Film la realizzazione dello Spot per la campagna di comunicazione. Il lavoro è stato realizzato in Animazione Tradizionale e Motion Graphic 2D

Guarda il video : Conoscere vuol dire comprendere-Video

 

( articolo tratto da “Repubblica”)

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