Mario Lodi: il maestro

La prima volta fu a Castelluccio dei Sauri. La biblioteca provinciale dei ragazzi di Foggia, in rete con le scuole elementari di Capitanata aderenti alla rete delle scuole, ci chiamò perché chiedessimo a Mario Lodi di ritirare il premio che i bambini avevano deciso di dargli.

Avevamo pubblicato Favole di pace, il primo dei 5 libri in catalogo a firma di Mario Lodi.

Troppo distante Castelluccio. Non se la sentiva di affrontare un viaggio così lungo.

Ci inventammo insieme un modo per non deludere i bambini: il telefono. In una sala piena, quel pomeriggio del premio, chiamammo Mario e i bambini, ad uno ad uno, gli fecero le domande e lui con calma rispose. Poi chiese che gli scrivessero perchè come faceva sempre, avrebbe risposto. E così fece. Ai bambini si mantengono le promesse.

Ci riprovammo a Calimera. Il teatro lo stesso dove i musicisti della notte dalla Taranta provano. Centinaia di bambini con in mano Favole di Pace. Il saluto delle autorità, dirigente, editore e … facciamo il numero. Mario da casa risponde ai bambini. Tanti, veramente tanti. Nessuno deluso dalla risposta. Sala silenziosa quando il maestro Mario risponde. Troppo domande e lui che invita a raccoglierle, a fare un pacco per lui distinguendo le domande classe per classe, indicando i nomi delle insegnanti. ‘Vi rispondo, bambini’, promise. E lo fece.

A Bologna, a Docet, riuscimmo a fare un incontro vero. Di quelli dove l’autore c’è. Lavorammo all’idea quell’anno con alcune scuole di Bologna, offrendo la possibilità di partecipare a un incontro con lui. Risposero in tante. Osammo non deludere nessuna. Spazio aperto della Fiera. Troppi, veramente troppi i bambini. La sicurezza che brontola un po’ e la redazione di Farenhait che ci chiede chi sia l’autore/attore che arriva. Perchè solitamente solo quelli nelle fiere e nei festival muovono grandi numeri. Invece no. Arrivava il maestro. Che ascoltò, parlò, rispose. Firmò per ore i libri dei bambini. Per ognuno una frase. Perché ognuno è speciale e per ognuno c’è un saluto, un ricordo, una parola speciale.

Arrivò a Docet con uno sguardo stupito. Mi chiese se tutti quei bambini fossero lì per lui. Gli risposi che anche molti insegnanti erano lì per lui. Si stupì e mi chiese perchè. Io balbettai solo: perchè sei un maestro.

Nel nostro catalogo abbiamo santi, profeti, formatori, educatori. E abbiamo un maestro. Anzi il maestro Mario. Quando in questi anni è più volte capitato di parlare di lui e di mostrare i libri che di lui abbiamo pubblicato, abbiamo anche incontrato insegnanti che di Mario non sapevano. Alcuni avevano letto Cipì ma cosa Mario avesse significato e significasse per la scuola italiana sfuggiva. Quale sia, si direbbe con termini roboanti, la sua pedagogia spesso è un vuoto nella formazione degli insegnanti.

Non ricordo come sia arrivato il suo primo libro a noi. So solo che dopo quello ogni tanto chiamava e diceva: ‘la vecchia casa editrice mi ha detto che non pubblica più questo mio libro. Posso proporlo a voi?’. Abbiamo pubblicato, dopo Favole di paceLa mongolfieraLa strega,L’orologio azzurroStella azzurra. Alcuni dei suoi libri. Non manuali. Non saggi. Favole. Racconti. Scritti non dal maestro per i bambini ma dai bambini con il maestro. Lui si limitava a farli scrivere, raccontare, disegnare i bambini. A dar loro l’opportunità di riflettere e raccontare, scatenare la fantasia, lavorare in gruppo. La classe per lui non era un’ aula ma una relazione infinita di opportunità, di ricchezze, di doni, di talenti. Di sguardi diversi e tutti veri sul mondo, di occasioni plurali di crescita. E il rapporto di ogni insegnante con la classe una occasione preziosa, unica, indispensabile.

In una bellissima lettera agli insegnanti, scrisse: Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro.

Ecco: Mario non è mai stato un maestro d’altri tempi. È stato un maestro moderno in un Paese che ha reso obsoleta la scuola e l’idea che insegnare, educare, sia il solo unico strumento per cambiare un Paese. Speriamo che ora che non c’è, nel suo ricordo accada.

Elvira Zaccagnino – Edizioni la Meridiana

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