Accogliere i lutti e le perdite a scuola dopo il Covid-19

Sono molti i lutti e le perdite che bambini ed adulti sono stati chiamati ad affrontare durante la quarantena. La prima perdita è stata senza dubbio la perdita della quotidianità.

Tutti i cambiamenti, per poter essere assimilati e gestiti maturando competenze adeguate, strategie di coping e resilienza, devono essere attraversati. È importante pertanto saper sostare nella complessità. Il concetto di perdita è ampio e può essere identificato con un continuum di esperienze e deprivazioni che riguardano persone, cose, eventi, opportunità. Il primo oggetto perduto è senza dubbio al routine quotidiana ed il suo valore e potere strutturante. Questo attiva una ricerca di vicinanza e un bisogno di rassicurazione. Vi è poi la perdita delle relazioni significative, con i pari, con i congiunti, con gli insegnanti ed una conseguente perdita della socialità. Recuperare la routine ha significato in un primo tempo creare dei surrogati, come la Dad, i video meeting che, seppure non hanno dato sempre i risultati sperati, hanno almeno costituito un’alternativa alla solitudine. Esiste poi la perdita delle persone, quanto mai difficile in tempo di Covid. I malati non possono essere assititi in ospedale, si è persa per un lungo tempo la possibilità di compiere i riti necessari alla socializzazione e all’elaborazione del lutto. E’ stato molto difficile continuare a garantire la presenza simbolica dei propri defunti alimentando la dimensione del ricordo. Come restituire tutti questo ai bambini che più di chiunque altro hanno bisogno di essere educati ed accompagnati al lutto e alla perdita? Senza considerare che il lutto riattiva altri lutti, sia nei bambini che negli adulti. Di fronte a perdite così drammatiche, nell’impossibilità di socializzarle adeguatamente, si riattivano dinamiche e ferite del passato. Sostare nel dolore in emergenza significa attraversare i nuovi e vecchi lutti potendo contare su una condivisione tra persone che possono divenire una base sicura ed esercitare una funzione consolatoria. Nel gruppo ciascuno è portatore di storie personali ed è questo a costituire la vera ricchezza, perché nessuno si salva da solo. E’ fondamentale tornare ad esercitare comportamenti di prossimità attraverso il dialogo e le narrazioni sul dolore e sulla morte. Questo consente di sostare nella sofferenza per poi trovare la forza di guardare avanti.

 

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