Animazione per anziani e bambini in casa famiglia: la può fare chiunque?

Anche l’attività ludica nel sociale richiede una corretta formazione e non si improvvisa. L’animatore oltre ad applicare le tecniche deve sapersi mettere in gioco in prima persona

Di Antonella Iammarino -

5 MARZO 2019

Lavorare nel sociale, ad ogni livello e con qualunque target, significa operare a contatto con sensibilità più o meno fragili. Per questo non è possibile interagire con fasce deboli senza prepararsi a dovere e mettere in discussione se stessi. E per questo non si possono affidare compiti terapeutici o pseudoterapeutici all’improvvisazione. Anche quando esiste una incontestabile buona volontà.

Uno dei settori in cui invece si tende a scegliere il personale con eccessiva superficialità è l’animazione, intesa come intrattenimento ludico, per gli ospiti delle case famiglia, per anziani o per bambini e ragazzi. Quando invece la gestione del divertimento e del tempo libero mirata al benessere dell’ospite di una casa di riposo va innanzitutto programmata, in base alle condizioni, alle attitudini e anche alle preferenze dei destinatari. E poi va affidata a mani sicure e competenti, soprattutto se si tratta di minori (per i quali esistono corso appropriati di specializzazione come il Master in Tutela Diritti e Protezione Minori UNIFE).

Gestire l’animazione in una struttura, sia essa rivolta a nonni sia essa destinata a bambini, non è così semplice come organizzare una festa di compleanno o fare una sfilata di paese. Il contesto richiede innanzitutto, come in ogni altra attività, mille attenzioni e specifiche competenze: le attività di animazione devono essere sempre riconducibili ad una griglia di riferimento, ad un piano di lavoro che ha dei punti di partenza e degli obiettivi ben chiari. Così opera una struttura ben organizzata, affinché le situazioni non sfuggano mai di mano.

Ma soprattutto essere animatori significa soprattutto mettersi in gioco in prima persona, quindi ciascun operatore deve approcciarsi alle attività con l’atteggiamento giusto, con la giusta dose di empatia. D’altra parte sono queste e non altre le basi per una comunicazione vera ed efficace: l’animatore insomma non è solo colui che conosce una serie di tecniche, ma è anche e soprattutto una persona che vuole comunicare, nello spirito del genuino servizio, la sua vicinanza e la sua comprensione alla persona che le è stata affidata.

Da : http://colibrimagazine.it/

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