Cloudboy

cluodboy

Regia: Meikeminne Clinckspoor

Genere: Separazione, Divorzio, Conflitto familiare

Tipologia: Lungometraggio

Interpreti: Daan Roofthooft, Ayla Gáren Audhild Nutti, Sara Sommerfeld, Mikkel Gaup, Geert Van Rampelberg

Origine: Belgio, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia

Anno: 2017

Trama: Il dodicenne Niilas ha sempre vissuto con il padre e a stento conosce la madre svedese. Quest’estate, anche se non vuole, Niilas deve recarsi in Lapponia dove vivono la madre e la sua nuova famiglia insieme ai Sami, una popolazione indigena dedita all’allevamento delle renne. Nonostante un caloroso benvenuto, Niilas si chiude in sé stesso. L’unica che riesce ad avvicinarglisi è la sorellastra Sunnà. Intanto la migrazione delle renne è in pieno svolgimento e Niilas deve dare una mano. Quando si perde una renna, Niilas partecipa alla ricerca e un enorme alce continua ad incrociare la sua strada nei momenti più impensabili. Niilas gradualmente riscopre le sue radici e comprende di essere più forte di quanto immaginava. Contro ogni previsione, Niilas trascorre l’estate più avventurosa della sua vita.

Recensione: La riscoperta del rapporto madre-figlio e delle proprie origini è il cuore di Cloudboy.

Il regista: ho sempre amato i film per ragazzi scandinavi. Per me riuscivano a tratteggiare la vita in modo molto naturale, attraverso un linguaggio minimale, ma con una sensibilità particolare per il mondo infantile. Oggi provo ancora il massimo rispetto ed amore per quel mondo. Il modo in cui esso percepisce il mondo esterno, in cui osserva ed impara da ogni piccolo dettaglio che rende la vita un po’ più intensa. Da regista, mi sento portata a cercare un linguaggio/immagine che si coniughi con la visione del bambino. Da bambina amavo andare nei boschi a giocare. Nei boschi mi sentivo viva. Percepivo comprensione e gioia, anche se non riuscivo a trasferire in parole queste sensazioni. Ricordo che ero spesso consapevole di una sorta di magia e non mi importava se fosse realtà o immaginazione. Per me era qualcosa di reale e tanto mi bastava. Questo mi ha aiutato a credere nella magia e che tutto sia possibile se ci si crede. Il mio unico limite è la mia immaginazione. Quel pensiero mi ha rapita ed è diventato il tema costante del mio lavoro di regista oggi: se siamo aperti verso le possibilità, e ascoltiamo la musica della vita, tutto è possibile. Chiamiamola pure magia.

A. C.

 

 

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