Decima Edizione del Master – Tutela, diritti e protezione dei minori

Parte la Decima Edizione del Master (a.a. 2018/2019)!

Iscrizioni entro il 26 Marzo:

http://www.tutelaminoriunife.it/informazioni-per-liscrizione/

Di seguito la descrizione del corso Tutela delle vittime, minorenni ed adulte, e riconoscimento: il ruolo delle scienze sociali che terrà, nel Percorso Comune, la Docente Susanna Vezzadini – Università degli Studi di Bologna.

Una peculiarità del Master “Tutela, diritti e protezione dei minori” è quella di approfondire le discipline partendo dall’analisi di dati, articoli, contributi scientifici, ma anche video e film di attualità. All’interno della bacheca predisposta nella piattaforma vengono caricati diversi contributi ai quali si può attingere liberamente proponendo, se lo si desidera, riflessioni ed approfondimenti tratti anche dalla propria esperienza personale e professionale. Si tratta di una modalità assolutamente innovativa che permette di addentrarsi in contenuti rilevanti in medias res, attingendo dalla contemporaneità dati, sondaggi e analisi che permettono in modo immediato di comprendere di cosa si stia parlando e di generare, contemporaneamente, conoscenza e cultura condivisa, il che rappresenta un aspetto altamente formativo.

E’ a partire da un articolo, “Crescono le violenze sui minori in Italia”, di seguito allegato, che viene proposta una riflessione sul tema degli abusi e delle violenze che hanno come vittime i bambini: 5.788 nel 2017, l’8% in più dell’anno precedente. Questo impone una riflessione in due distinte direzioni: in primo luogo, come garantire la tutela dei minori in tutti i contesti significativi? In secondo luogo, quale analisi possiamo fare in merito ai reati dei quali i bambini sono vittime, in modo da poter impostare piani di prevenzione e trattamento adeguati, con ricadute anche sul piano sociale e culturale? Il rapporto tra vittime e società è complesso e articolato: se da un lato, infatti, i processi di vittimizzazione affondano le proprie radici nel contesto sociale, in quanto esso stesso spesso concorre a creare le condizioni di ingiustizia e di iniquità favorenti il proliferare di dinamiche di vittimizzazione, dall’altro lato la società stessa, contemporaneamente, detiene anche una potenzialità importante per quanto concerne il contrasto e la reazione ai processi di vittimizzazione.

La società, attraverso articolati processi di negoziazione culturale, contribuisce a creare uno stereotipo di vittima, attribuendole alcune caratteristiche standardizzate attraverso le quali, spesso inconsciamente, si è abituati a giudicare persone e contesti. Cosa fa di una persona una vittima? È così facile riconoscerla ed empatizzare con essa? Quali sono le reazioni della vittima socialmente accettate? Facendo riferimento all’articolo citato, se è vero che i bambini, a livello sociale, sono considerati gli intoccabili, i puri per eccellenza, quale meccanismo li porta ad essere vittime così frequenti di ingiustizie e reati anche molto gravi? Queste sono alcune delle domande alle quali il modulo cerca di rispondere, non solo attraverso l’analisi di contributi tratti dalla letteratura di ambito, ma anche e soprattutto dall’analisi di casi giuridici, eventi e storie realmente accaduti, a testimonianza del fatto che i processi di vittimizzazione non sono facilmente rappresentabili attraverso modelli o sequenze predefinite, ma vanno compresi proprio a partire dalle caratteristiche e dalle prerogative individuali.

Come si diceva all’inizio, il concetto di vittima è un costrutto prettamente sociale. E’ pertanto lecito pensare che la definizione socialmente accettata di vittima, al cui interno sono compresi determinati parametri, influisca sulla possibilità della persona di riconoscersi ed autoidentificarsi come vittima, e conseguentemente di sviluppare un’opportuna resilienza, in maniera direttamente proporzionale alla sua somiglianza ed aderenza a tali parametri. Che cosa succede, invece, quando tale rispondenza non viene percepita dalla comunità della quale la persona danneggiata fa parte? Quali sono le risposte sociali, le quali spesso si ripercuotono sulle risposte istituzionali, che alla vittima vengono date? La vittimologia rappresenta il terreno di confine privilegiato tra istituzione, normativa e società, un terreno all’interno del quale, se si vorranno determinare buone prassi a sostegno delle vittime di reati, diventerà importante far germogliare un confronto autentico sul tema dell’ascolto, della comprensione, dell’accoglienza, con l’obiettivo ultimo di diffondere una cultura della responsabilità sociale, non general generica, ma individuale e personale, nei confronti della tutela della dignità umana.

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