Figli del destino

Figli del destino è la docufiction di Francesco Micciché e Marco Spagnoli, in onda  stasera su Rai1 alle 21.25  che intreccia da Nord a Sud le storie di quattro bambini, che oggi, adulti, sono testimoni della Shoah: la senatrice a vita Liliana Segre (a Milano), Tullio Foà (a Napoli), Lia Levi (a Roma) e Guido Cava (a Pisa) sono i testimoni del racconto che alterna preziosi materiali di repertorio a momenti di fiction .Scene recitate ricostruite a partire dalle testimonianze reali.È la voce di Neri Marcorè a guidarci nell’orrore: è il 5 settembre 1938 quando a San Rossore re Vittorio Emanuele firma il primo decreto che segna l’inizio della persecuzione degli ebrei con la perdita dei diritti civili. I bambini che hanno la sola colpa di essere ebrei non possono più frequentare la scuola.

Quando ero piccola mia mamma, maestra elementare, in questi giorni mi raccontava di quando la sua compagna di classe ebrea, non era più stata ammessa a scuola. Ascoltavo la sua voce che perdeva l’assertivita’ delle altre storie che mi aiutavano ad appassionarmi allo studio. Comprendevo solo che c’era un pericolo dall’ intensità della sua emozione. Sentivo che quella storia era lì, attuale presente , diversa dalle tante altre storie che condividevamo e che mi affascinavano. Quella era una storia presente, non aveva un bel finale, non si poteva scegliere niente di diverso. Adesso riconosco ciò a cui allora non riuscivo a dare spiegazione. Uso le parole di Primo Levi , il suo monito : “È accaduto, quindi potrebbe accadere ancora” . ”I campi di concentramento oggi sono in Libia e Senegal -  dice Patrizio Rispo. – Sono lontani, ma non dobbiamo raccontarli tra 50 anni. Combattiamo anche per loro. Quello che mi terrorizza oggi è chi bacia la mano a un nostro politico o chi urla togliete la scorta a Saviano”.

Mia madre non c’è in questi giorni a raccontarmi ancora di quei giorni ma ho ritrovato le sue parole nelle riflessioni di una insegnante in pensione, come potrebbe essere lei ora, sul Giorno della Memoria e sui fatti di cronaca che sempre di più raccontano un ritorno di posizioni xenofobe e intolleranti.

“Personalmente non amo i momenti in cui si parla solo di “memoria”, “senza memoria non c’è futuro” e via dicendo: bisogna spiegare bene cosa intendiamo con la parola “memoria”.

È vero anche che è bene insegnare ai giovani che se un gruppo altro da loro viene vessato ingiustamente, non è bene rimanere inerti. Ma in questo caso non credo che ciò che importa sia l’empatia, anzi, questa a volte può anche produrre l’effetto opposto.

I punti che ritengo sia importante sottolineare sono i seguenti:

1. il totalitarismo non mostra mai subito il suo vero volto (a meno che non si tratti di colpo di stato): fascismo e nazismo sono andati al potere attraverso libere elezioni;

2. la responsabilità di un assassinio non è solo di chi lo commette materialmente: uno sterminio in larga scala come quello degli ebrei non sarebbe mai stato possibile senza il supporto (anche il silenzio lo è) della maggior parte della popolazione;

3. bisogna sempre tenere attivo lo spirito critico e ragionare: il coinvolgimento della popolazione è stato possibile tramite un magistrale uso della propaganda (quella fascista e in particolare nazista è qualcosa di spettacolare);

4. bisogna avere il coraggio di opporsi all’ingiustizia: se la Shoah è accaduta, questo vuol dire che nella nostra “evoluta” civiltà europea qualcosa non ha permesso alle coscienze della maggior parte delle popolazioni di far funzionare lo spirito critico, di ribellarsi all’ingiustizia, di avere il coraggio di farlo.

Mi domando se oggi sia cambiato qualcosa. È stato effettuato un lavoro di assunzione di responsabilità, non per accusare qualcuno ma per capire come persone uguali a noi hanno permesso che la Shoah accadesse?

Da quando sono andata in pensione, ormai diversi anni fa, vado nelle scuole a parlare di Shoah, non come testimone, ma per contestualizzare e proporre punti di riflessione. Durante tale attività, circa 10 giorni fa sono stata in una scuola in cui parlavo del fatto, secondo me, gravissimo che con le Leggi razziste del 1938, quando all’improvviso si liberarono posti di professori, medici, avvocati, ecc., chi prese il loro posto non si chiese nulla. Ne approfittò, punto.
Uno studente della scuola mi ha detto tranquillamente che anche lui avrebbe fatto lo stesso: un l’insegnante ha protestato, ma nessuno ha mostrato il forte disappunto che meritava una tale affermazione. Pochi giorni fa ad un convegno ha ribadito lo stesso concetto un professore universitario affermando che “bisogna pur sbarcare il lunario”: nessuno si è indignato, nessuno ha detto nulla.

Altro fatto che trovo estremamente preoccupante: quando sono state approvate nei vari paesi europei leggi contro il negazionismo in tanti hanno protestato parlando di un pericoloso attacco al diritto di opinione. Probabilmente queste persone hanno dimenticato il significato delle parole: il fatto che sia accaduta la Shoah è, appunto, un fatto non un’opinione!

E arriviamo agli eventi più recenti: la legge approvata in Polonia. A tutti coloro che si occupano seriamente di comunicazione e di storia della Shoah è noto da vari anni che la Polonia, attraverso iniziative, celebrazioni, film, ecc., sta cercando di proporre una visione della storia falsata e l’approvazione di questa legge è il culmine di questa politica.

Come è un fatto che i polacchi siano stati massacrati dai nazisti e che alcuni di essi abbiano salvato degli ebrei, è però un fatto anche che l’antisemitismo sia sempre stato profondamente radicato in Polonia e questo abbia portato in vari casi allo sterminio diretto degli ebrei o comunque alla collaborazione attiva con i nazisti. Si tratta di fatti.

Questa legge sì che tratta di una “opinione”, di una interpretazione completamente falsata della storia, ma pochi hanno protestato, quasi sempre i “soliti”, gli ebrei…

E allora quello che mi preoccupa tanto è il fatto che è sempre più evidente che nella nostra società manchi quasi completamente l’assunzione di responsabilità.

Se davvero la maggior parte delle persone pensa che sia normale approfittarsi delle sofferenze altrui a proprio beneficio e non si ribella a che la storia sia interpretata “per legge” falsando i fatti realmente accaduti, c’è davvero poca speranza per il futuro…”

Paola Bastianoni

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