Genitori

genitori

 

 

 

 

 

 

Regia:  Alberto Fasulo

Genere: Film- documentario

Tipologia: Disabilità

Interpreti: Anna Pucci, Antonella Sorgon, Caterina Lenarduzzi, Dolores Demarteau, Federica Celant, Giannina Rossit, Gino Favero, Laura Rizzetto, Loredana Leonarduzzi, Maria Teresa Cristante, Marisa Vivian, Rino Fogolin, Sira Drigo

Origine: Italia

Anno: 2015

Trama: Un gruppo di genitori (12 madri e 2 padri) appartenenti a tredici famiglie diverse da sedici anni s’incontra ogni quindici giorni. Questi genitori in comune hanno figli disabili, tanto dolore, tanto coraggio e tanta voglia di aiutare se stessi e gli atri. Tema dei discorsi i figli, la loro disabilità, i problemi quotidiani d’affrontare, la negligenza e l’indifferenza sociale, i disservizi istituzionali e assistenziali. Non mancano le difficoltà, le incomprensioni, lo sconforto, la perdita del proprio figlio. Ma il desiderio di lottare è talmente forte che il gruppo continua ad essere unito, ad incontrarsi, a confrontarsi non fosse altro per rivivere un ricordo o un rimorso, riflettere su presunti errori, dare consigli, proporre rimedi, essere comunque a fianco di chi sta vivendo lo stesso proprio malessere e percorrere, insieme, strade non sempre facili da seguire individualmente. È l’acquisito senso di solidarietà e sussidiarietà e tenerli uniti. Il gruppo diventa comunità, vera unica famiglia anche se tutto si svolge all’ interno di una stanza per scambiarsi opinioni e consigli. Tutti si occupano di tutti e condividono dubbi e paure, ma anche gioie e speranze.

Recensione: Essere genitori è compito difficilissimo. Lo è sempre stato e se si vive, poi, una propria disabilità o quella di uno dei propri figli diventa ancora più arduo. Il merito di questo film è quello di averlo reso pubblico e fatto comprendere che poi non è proprio così difficoltoso. Assieme ai non facili problemi genitoriali, Alberto Fasulo, ha voluto, però, affrontare con grande coraggio, bravura e sensibilità artistica un altro importante tema unificatore del gruppo, quello della disabilità. E lo ha fatto senza retorica alcuna, sentimentalismo o arida indignazione, attraverso i volti, la voce, i discorsi, le preoccupazioni, le angosce, le difficoltà, le speranze dei veri protagonisti:12 madri e 2 padri, tutti friulani come lui, di San Vito al Tagliamento in provincia di Pordenone I discorsi affrontati sono identici a quelli di tutti gli altri genitori riguardo ai propri figli: il desiderio d’indipendenza, il lavoro, la sessualità non senza sottolinearne le difficoltà e i limiti e gli immancabili sensi di colpa. Il messaggio del documentario è chiaro, immediato, inequivocabile per l’odierna società sempre più edonistica, individualista, indifferente, per certi versi, e sempre più travagliata e problematica, per altri, in cui i problemi degli altri sono, appunto, degli altri e mai anche propri. Fasulo si è avvicinato al tema della disabilità, giovanissimo, durante il sevizio civile svolto presso un istituto per persone disabili. Successivamente, nel 2010, è stato contattato da questo gruppo di genitori appartenenti all’ Associazione Vivere insieme e ne fu letteralmente rapito. Per quindici giorni partecipa nel chiuso della loro stanza alle riunioni ed ascolta i loro discorsi, le loro esperienze. «Accadde», dirà in seguito, «come una magia: sentivo una forza che mi parlava di tenacia, non di pietismo. E sentivo un senso civile che andava oltre la disabilità, un’energia rappresentativa anche per molti altri contesti». Al gruppo appartiene un genitore che per dodici anni ha vissuto in totale isolamento per via della disabilità del figlio e che, pur tuttavia, grazie alla coinvolgente solidarietà degli altri ha avuto la forza di uscirne. Vi sono anche genitori che hanno da tempo perso il proprio figlio e che pur continuano a frequentare il gruppo e fratelli che dopo la morte dei genitori hanno preso il loro posto. Nasce così l’idea del film. Le riprese avvengono tutte in quella stanza. Non c’è bisogno di altro, né di riprendere i disabili nelle loro abitazioni e nella loro quotidianità. Bastano le parole tanto sono esplicite, fondamentali, coinvolgenti. La disabilità è presente, ma non è visibile, coperta com’è dalla forza di quelle parole. Parole che raccontano situazioni le più disparate, tutte diverse tra loro e che mettono in discussione il ruolo di quei genitori che non vivono i problemi della disabilità dei propri figliuoli e che pur tuttavia hanno bisogno della loro costante e premurosa presenza per un loro sano e costruttivo sviluppo. . Il film è nato grazie anche al contributo della Nefertiti film e di Rai Cinema. Ha partecipato, fuori concorso, il 10 agosto 2015, al Festival di Locarno ed è stato accolto con successo e grande interesse in tutte le sale cinematografiche dall ’autunno dello stesso anno.

A. C.

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