Germania anno zero

Germania anno zero

Regia: Roberto Rossellini

Genere: Drammatico

Tipologia: Guerra

Interpreti: Edmund Meschke, Ernst Pittschau, Erich Guhne, IngetraudHinzf

Origine: Italia, Germania, Francia

Anno: 1947-1948

 

 

Trama: Il tredicenne Edmund vive nella Berlino del 1946, una città distrutta dalla guerra in cui c’è fame, miseria e tantissimi sfollati. Nello stesso appartamento vivono varie famiglie in gravi condizioni. Edmund cerca di lavorare, il padre è ammalato, la sorella si prostituisce e il fratello non esce di casa per la paura di essere catturato visto il suo passato militare. Ma la vita del bambino è una sorta di discesa agli inferi: non riuscendo a trovare lavoro perchè troppo piccolo, cerca di vendere qualsiasi cosa al mercato nero. Subisce il fascino di ragazzi più grandi ma viene solo imbrogliato.  Infine anche il suo vecchio maestro di scuola si rivela  un pessimo soggetto che non solo gli chiede di vendere ai militari alleati stanziati al Palazzo della Cancelleria,  un disco che riproduce un discorso di Hitler,ma gli suggerisce anche di uccidere il padre. “Hai paura che papà muoia? I deboli sono sempre sopraffatti dai forti. Quello che conta, in una disfatta come questa, è sopravvivere”. Ed Edmund avvelena ilgenitore. La sua infanzia è ormai persa. Scappa via anche se la sorella ed il fratello proveranno a cercarlo. Si avvicina a ragazzini che giocano a palla ma è cacciato anche da loro. Si ferma davanti a ciò che resta di una chiesa dove qualcuno sta suonando l’organo e resta per un attimo affascinato da quella musica. Correrà via piangendo.  Non c’è nessuno intorno a lui, ora gli adulti sono sullo sfondo  non c’è nessuno accanto alui quando si arrampica tra le macerie di un palazzo e si suicida lanciandosi nel vuoto.

Recensione: “Quando le ideologie si discostano dalle leggi eterne della morale e dellapietà cristiana, che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia. Persino la prudenza dell’infanzia ne viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto ad un altro non meno grave, nel quale con la ingenuità propria dell’innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa”. Queste le parole che si leggono all’inizio del film, l’incipit di Germania anno zero. Un’opera che si allontana dal neorealismo per esplorare altre strade verso l’esplorazione dell’animo umano in un’atmosfera quasi onirica. E’ una città annichilita, prostrata Berlino, subito dopo la caduta del Terzo Reich, cattiva, che non offre pietà nemmeno ai bambini. C’è prostituzione, fame, il mercato nero, ma aleggia anche un senso di sconfitta e di colpa, è una gomorradal paesaggio quasi apocalittico,e come scrive Lizzani: “Lo scheletro della città distrutta diventò quello che poi la macchina da presa avrebbe trascritto: la proiezione sullo schermo delle lacerazioni e delle ferite profonde lasciate, nell’animo di una creatura innocente, dalla guerra e dall’ideologia che l’aveva scatenata. Il dato del coinvolgimento degli innocenti, delle popolazioni civili nella violenza distruttiva della guerra è presente in Rossellini fin da Un pilota ritorna (1942) e L’uomo dalla Croce (1943), per non parlare di Roma città aperta e Paisà” (http://www.treccani.it/enciclopedia/germania-anno-zero). In questo film l’infanzia è negata e violata, non c’è amore verso i bambini cacciati via sempre; non ci sono sentimenti positivi se non lo sguardo pietoso del regista che segue il calvario dell’anima del piccolo protagonista. Lo scopo della storia è infatti “insegnare ai bambini tedeschi a riamare la vita”. Ma la nuova Germania alla ricerca della propria identità politica e della ripresa economica, sembra lasciarsi andare. Edmund è il simbolo di questa tragedia: biondo e algido,passa dal mercato nero al furto fino ad uccidere il padre paralitico come gli aveva suggerito il vecchio maestro probabilmente pedofilo che lo caccia via quando il bambino gli rivela quanto fatto. E’ l’anno dell’annullamento dei valori, di tutto quello in cui si è creduto. E per il piccolo non c’è speranzaperché non c’è speranza per coloro che sono i più indifesi, i bambini i primi ad essere sopraffatti: Edmund è escluso dalla vita fin dall’inizio della vicenda. Alla finesale le scale di un palazzo semidistrutto, un labirinto verticale, la sua anima: si arrampica fino a dare uno sguardo alla città fantasma per ritrovarvi quasi un appiglio, ma il panorama è quasi spettrale e gli adulti figure lontane, quasi automi. Il nazismo non è morto, e nessuno vuole elaborare quanto accaduto nemmeno i militari alleati che scattano foto come dei turisti o comprano discorsi di Hitler. Non si ricostruisce sulla sopravvivenza. Edmund è il simbolo di tutto ciò quando chiudendo gli occhi si uccide.

Rossellini girò il film tra l’agosto del 1947 e il febbraio del 1948 a Berlino e a Roma. Dedicò poi l’opera al figlio primogenito di 9 anni Romano morto nel 1946.

M. P.

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