Goldfish

 

goldfish

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Regia: Giacomo Arrigoni

Genere: Cyberbullismo

Tipologia: Web-Series, Drammatico

Interpreti: Sofia Panizzi

Origine: Italia

Anno: 2017

Intervista al regista e alla protagonista:

 

Trama: Adolescenti chiusi in una classe si fronteggiano: è successo qualcosa di terribile a uno di loro, ma che cosa? I ragazzi cercano risposte interagendo con l’esterno attraverso i social networks e innescando flashbacks che ci rivelano le loro identità e i loro passati, ma non sono sufficienti a farci capire chi siano l’autore e la vittima del misterioso evento di cui parlano… Fino alla shoccante scoperta finale.

Recensione:  Presentata ufficialmente alla 47esima edizione del Giffoni Film Festival la serie web  GOLDFISH, scritta e diretta da Giacomo Arrigoni e prodotta da 102Distribution e Zerostories per Dplay, la piattaforma OTT  gratuita del gruppo Discovery Italia dove verrà resa disponibile on-line.  La serie web,  è composta da 8 episodi da 10 minuti ciascuno ed è incentrata sul tema attuale del rapporto tra teenager e social network, attraverso i canoni di una storia in cui si fondono i generi del thriller e dello school-movie ma con lo story-telling tipico del mondo del web e dei giovani a cui è rivolta. La protagonista Lara “è una ragazza che non ha niente che non va. Solo che rispetto ai suoi amici e coetanei, non sta al passo nell’uso dei social network, si fa qualche scrupolo in più e si ritrova ad affrontare una terribile situazione” dice la giovane interprete Sofia Panizzi. I social network “fanno parte della nostra vita ma alcuni ragazzi come me a volte non capiscono che quello che metti online, ci resta per sempre e ti può esporre potenzialmente a molti rischi”.  Inoltre ” non bisogna farsi condizionare dagli altri, si deve scegliere autonomamente come gestire il proprio rapporto con i social, non condividendo niente che ci faccia sentire a disagio solo perché lo hanno fatto i nostri amici”. “Mi sono ispirato a fatti realmente accaduti”, spiega Arrigoni . Un gruppo di ragazzi, un mistero da risolvere, i banchi di scuola a fare da cornice e i cellulari come unico contatto con il mondo esterno. “Volevo esplorare il rapporto dei giovanissimi con le nuove tecnologie: hanno in mano degli strumenti molto potenti con cui gestire e manipolare le immagini, quindi devono rendersi conto che l’immagine ha un potere, che va controllato per evitare di provocare dei danni e usato invece per raccontare delle storie che facciano del bene, in grado di cambiare il mondo in senso positivo”. Per un adulto forse è più facile gestire i social network e l’aggressività, spesso gratuita, che sono in grado di veicolare, mentre per un ragazzo che sta crescendo vedere il proprio riflesso nella realtà virtuale può essere impegnativo, soprattutto se si viene bullizzati. Spesso la gente si nasconde dietro i profili, che possono avere nome e cognome o essere falsi, insultando gli altri. Bisogna quindi scegliere con cura che cosa condividere, proprio per non subire questo trattamento. E’ importante  che chi è spettatore di questo tipo di comportamento abbia una reazione di rigetto: se tutti ci coalizzassimo contro chi crea queste situazioni forse il panorama sarebbe diverso. 

A. C.

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