Il caso di Reggio Emilia

Mentre bambini e donne vengono uccisi da padri-mariti-compagni-padroni sotto gli occhi di tutti senza destare più di tanto allarme sociale, non riesco a comprendere come si possa costruire ad opera d’arte un linciaggio mediatico così feroce attraverso articoli dei media e post della gente comune sui social, contro operatori e servizi della (ex) provincia di Reggio Emilia, che si occupano di interventi a tutela di minori vittime.

Sì, perché le vere vittime sono e restano in primis i bambini, non i loro genitori o gli operatori indagati. Come mai questo accanimento? Perché si va a toccare il tema della/e famiglia/e, che sappiamo essere molto attenzionato dalla politica, proprio in questo periodo. Atteso che c’è un’indagine della Procura della Repubblica di Reggio Emilia in corso rispetto ai fatti divulgati, e chi (come,del resto, i soggetti indagati, sono tenuti al rigoroso silenzio) svolge l’indagine non può e non deve pronunciarsi pubblicamente… perché, come spesso accade in questi casi, l’unica voce che viene diffusa, quella più accanita che trova poi nei media e nei social la proprio cassa di risonanza, rimbalzando dalla gente comune alla politica, è la voce dei genitori dei minori allontanati? Ma parliamo di dati. L’Italia è uno dei Paese europei che allontana di meno i minori dai propri nuclei familiari. Secondo i dati ufficiali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2012) in Italia vengono allontanati 2,8 minori per mille (contro i 9 per mille della Francia, gli 8 della Germania, i 6 del Regno Unito, i 4 della Spagna). Parliamo anche della voce dei genitori dei figli allontanati  dagli operatori dei servizi, che ricordo, non sono loro a decidere in merito all’ allontanamento. I genitori accusano gli operatori di aver allontanato i loro figli perché sono poveri. Ora, chi opera nel settore sa benissimo che la povertà non è mai l’elemento determinante l’allontanamento. Questi genitori non dicono e non diranno mai che il motivo vero dell’allontanamento avviene perché, essi stessi hanno maltrattato fisicamente o psicologicamente i figli o perché hanno abusato di sostanze stupefacenti o alcoliche. Denominare un’indagine “Angeli e Demoni”, dove è chiaro chi sono gli Angeli (i minori, ma per qualcuno anche i genitori) e i Demoni (gli operatori), è significativo perché contribuisce a condannare già gli operatori coinvolti attraverso la diffusione dell’indagine in corso. Sappiamo altrettanto bene che si tratta di lavoro molto complesso e delicato quello degli operatori dei servizi di tutela e dei servizi specialistici, che certo può essere oggetto di errori di valutazione sui casi singoli, ma che è difficilmente paragonabile ad un’ associazione per delinquere che costruisce un business sugli affidi che, per ovvie ragioni economiche oltre che etiche, non possono essere paragonabili a quelli perpetrati nel settore dell’edilizia o dalla finanza. Inoltre sono circolate voci sull’ utilizzo di elettroshock come tecnica di valutazione e di raccolta delle informazioni. Questa tecnica non mi risulta sia mai utilizzata. Forse lo era cinquant’ anni fa, e su adulti, in una certa clinica psichiatrica, ma di certo non da operatori dei servizi nei confronti di minori. Così come sono circolate voci sull’ orientamento sessuale di una dirigente di servizio piuttosto che di una coppia affidataria omosessuale. Aspetto questo, francamente, che non dovrebbe rilevare minimamente, perché la professionalità di una persona o l’idoneità di una coppia affidataria, non la si determina in base all’ orientamento sessuale. Vedremo come andrà questa indagine, se verranno accertate penali responsabilità e quali saranno, ma già intravedo che tutto questo polverone si sgonfierà come una bolla d’aria, dopo aver fatto i suoi danni ovviamente. Vedo piuttosto in questo insieme di disinformazioni, un disegno atto a screditare il sistema e ad indurre nell’ opinione pubblica l’idea che si tratta di un sistema marcio, lascivo, e corrotto. E sul quale quindi la politica è tenuta ad intervenire…Io credo invece che la politica debba si intervenire, ma non tagliando bensì investendo nel sociale!

Leggi articolo di Alberto Pellai:

http://m.famigliacristiana.it/articolo/quando-invece-di-tutelare-i-bambini-si-agisce-per-interesse-personale.htm?fbclid=IwAR3dGT16Q6Z9syDwW4IZsUNSi2hCUmfrRNKVKVCDXWXKkAtYw10HarsMPBg

Comunicato dell’ Ordine degli Assistenti Sociali:

http://www.cnoas.it/Press_and_Media/News/2019_592.html

cs-aiaf-nazionale-indagine-reggio-emilia1-28-06-2019

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