Il fenomeno deviante minorile come espressione di recidività attraverso le generazioni

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La presente tesi della Dott.ssa La Pietra, relatrice Prof.ssa Barrocu ha come, non scontato obiettivo fondamentale di “dimostrare che gli interventi legati alle buone pratiche di supporto della comunità hanno insito il potere-dovere di accompagnare il minore dalla fuoriuscita dai meccanismi procedurali penali, ma soprattutto di predisposizione di alternative preventive finalizzate alla ricostruzione di un percorso individuale teso allo sganciamento dal fenomeno recidivo lungo le generazioni”.

La tesi, parte da una chiara definizione in termini di diritto: “ La recidiva è la ripetizione di un reato da parte di chi è stato in precedenza condannato con sentenza irrevocabile” il lavoro si dipana e propone alcune domande e riflessioni: “quando una serie di concause contesto d’origine, nucleo famigliare, lavoro minorile per sostentare la famiglia, conseguente drop out scolastico, genitori condannati e/o detenuti) interagiscono e si mescolano, il destino dei padri è anche quello dei figli? È dimostrato che vari fattori di rischio (forte povertà, scarsa cultura, genitori assenti o pluri-pregiudicati) incrementino la probabilità di ingresso del minore nel mondo della micro e macro-criminalità, ma è possibile spezzare questa catena? In un lavoro coraggioso e multilivello l’elaborato (come da abstract) “nasce dall’obiettivo di unire gli strumenti a disposizione dell’autrice sin dal conseguimento della laurea magistrale in giurisprudenza, passando attraverso esperienze personali dovute ad attività di volontariato nazionale ed internazionale, di associazionismo, nonché frutto dello svolgimento della professione forense in ambito penale e, infine, maturato grazie al tirocinio e allo studio che hanno caratterizzato il mio percorso per questo Master. In particolare, tutte le esperienze dell’autrice, (come il lettore scoprirà) sono ruotate intorno alla figura della persona minorenne autore di reato come espressione di un maltolto della società e che affonda radici profonde nei meccanismi educazionali, familiari, ambientali. Precipuamente, l’affiancamento ed il sostegno garantito al minore si è tradotto nell’accompagnamento al procedimento penale, attraverso strumenti sintetizzabili nell’osservazione diretta, nel confronto face to face grazie alla creazione e stabilizzazione di rapporti fiduciari e fiduciosi nonché nell’attività di reportage condotta nell’arco dell’ultimo decennio. L’elaborato è stato pensato e costruito facendo accenno, nel primo capitolo, ai valori costituzionali ed europei che negli anni hanno valorizzato la persona minorenne, ritenendola soggetto e oggetto di specifica tutela, nel caso in cui fosse autore e/o vittima di reato. Nel secondo capitolo, segue una specifica analisi dei processi che portano all’agito deviante, anche mediante rielaborazione dei dati pubblici inerenti alle maggiori fattispecie di reato consumate o comunque contestate in sede processuale ai minorenni, con un focus sulla città di Napoli, territorio di origine dell’autrice, ma anche espressione diretta dell’incapacità ed assenza di strumenti di regolarizzazione e controllo sul più grande patrimonio dell’umanità: i minori. Nel terzo capitolo, vengono, così, analizzate le originarie condizioni vittimali ideali e reali che vedono protagonisti i minori autori di reato, con uno sguardo pratico su tre storie di vita che hanno segnato indissolubilmente l’esperienza dell’autrice. Nel quarto e ultimo capitolo vengono schematizzati ed analizzati i fattori di rischio, le possibili risoluzioni in termini di tutela e i meccanismi preventivi auspicabili.

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