Iqbal – Bambini senza paura

 iqbal

Regia: Michel Fuzellier, Babak Payami                                                                                  

Genere: Animazione                                                                                                         

Tipologia: Disagio minorile, Sfruttamento del lavoro minorile                                                                     

Origine: Italia, Francia                                                                                                        

Anno: 2015

Trama: Iqbal ha dieci anni, vive con il fratello Aziz e la madre Ashanta a Kardù. Aziz si ammala gravemente e ha urgente bisogno di medicine. Iqbal decide di vendere la capra al mercato di Mapur. Qui incontra Hakeem. Gli compra le medicine, ma in cambio dovrà disegnare e tessere tappeti nella fabbrica di Guzman. La fabbrica di tappeti è, in verità, un lurido, buio e freddo capannone dove già vi lavorano altri bambini  resi in condizione di schiavitù a causa della povertà, della precarietà di vita e bisogno delle loro famiglie: Fatima, Emerson, Maria, Ben, Salman e Karim. Iqbal   mostra subito eccezionali doti al telaio, specialmente nel disegno e nel ricamo tanto che Guzman gli ordina di preparare un preziosissimo tappeto. È un bambino sveglio ed intelligente. Comprende immediatamente la difficile situazione di sfruttamento in cui si trova insieme ai suoi compagni. Conquista la loro simpatia e li avvia a prendere coscienza della loro condizione di schiavitù e, insieme, elaborano un piano per venirne fuori e tornare a casa.

Recensione: Iqbal appartiene a quella categoria di bambini pakistani senza paura come Malala, la ragazza vincitrice, a solo diciassette anni, del Premio Nobel per la Pace, per aver chiesto a voce alta e senza paura il rispetto dei diritti umani e l’istruzione delle donne, dopo un vile attentato ad opera dei talebani. A differenza di Malala, però, il dodicenne Iqbal, muore in circostanze misteriose sicuramente vittima di uomini spregevoli e spregiudicati, mercanti di piccoli esseri umani e sfruttatori del lavoro minorile. I registi Michel Fuzellier e Babak Payami risparmiano la fine ignominiosa di Iqbal e danno, come si conviene alle fiabe e ai cartoni animati, pur testimoniando la cruda realtà di moderne forme di  schiavismo e sfruttamento, un messaggio di speranza e di possibile riscatto. Michel Fuzellier è  uno dei più importanti registi francesi nel campo dell’animazione e Babak Payami, stimatissimo autore e produttore iraniano di valore internazionale, è della medesima generazione dei cineasti connazionali Makhmalbaf, Panhai, Naderi, Bahman Ghobadi (decisamente il più rappresentativo) e Abbas Kiarostami (recentemente scomparso a Parigi il 4 luglio 2016) con i quali ha condiviso, all’inizio degli anni 2000, l’oppressione del regime, la costrizione di recarsi all’estero e , in alcuni casi, l’arresto.  Il film, liberamente ispirato al romanzo di Francesco d’Adamo di Iqbal, narra la vita di Iqbal Masih  il bambino pakistano divenuto simbolo della lotta contro lo sfruttamento del lavoro minorile in ogni parte del mondo ed è un riuscitissimo tentativo di raccontare, ai più piccoli, attraverso l’immediatezza e fiabesca bellezza delle immagini, più ancora delle parole, temi di vasto interesse e attualità senza suscitare eccessive preoccupazioni e paure. Tantissimi i bambini vittima di sfruttamento, resi schiavi dall’ingordigia e indifferenza degli adulti! Troppi i piccoli immigrati, spesso non accompagnati e che hanno perduto i propri cari, in fuga dalla disperazione della guerra e dalla miseria nel «civile Occidente» che vengono sospinti, anziché dar loro accoglienza, nelle mani di trafficanti di vite umane in spregio ai più elementari diritti umani.    A Iqbal Masih sono state dedicati diversi riconoscimenti postumi: Fra l’altro gli sono state intitolate diverse scuole anche in Italia. La RAI ha realizzato, nel 1998 un film per la televisione.  Il suo nome, però, non diventi soltanto l’intestazione di una strada o di una Scuola. Il suo martirio di sindacalista in erba, sia impegno determinato e costante a non comprare prodotti provenienti da quei paesi in cui è palese lo sfruttamento minorile in condizione di schiavitù. Il film è ed è stato realizzato con il patrocinio dell’ Unicef. Ha riscosso grande successo in numerose manifestazioni, fra cui Giffoni Film Festival  2015 e ha vinto il Premio ASTI al Festival Castellinaria 2015, Bellinzona.

A. C.

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