Mani in pasta in comunità: storie di una matrioska

Si è svolta dal 26 al 29 settembre a Ferrara l’ultima delle scuole di comunità organizzate dal master nel 2016: nel logo della scuola, la matrioska (le matrioske) simbolo di inclusione, protezione, e contenitore  di mondi diversi, di pluralità, di realtà comunicanti che, come le comunità che si sono confrontate durante il percorso formativo, possono moltiplicarsi e aprirsi per mostrare all’esterno  i loro “st (r) ati” interiori.

L’ incontro di persone accomunate da un’idea di comunità quale luogo in cui si possano esperire relazioni autentiche e curative e sospinte da una forte inclinazione/aspirazione a diventare esperti/e viaggiatori/viaggiatrici di luoghi e di sentimenti: questo è lo scenario in cui si è svolta la scuola estiva “Mani in pasta in comunità” che ha raccolto, al suo interno, 25 persone, tra partecipanti e docenti, consentendo di analizzare alcune delle dimensioni costitutive la vita in comunità-  sè personale e professionale; giustizia/ingiustizia; esclusione/inclusione- attraverso modalità interattive e il coinvolgimento attivo di ciascuno.
Un percorso formativo “mani in pasta”, per l’ appunto.

Gruppo Ferrara Scuola Estiva 2016
gruppo 2

​I laboratori autobiografici svolti nelle prime due giornate hanno consentito a tutt* i/le corsist* di narrarsi attraverso oggetti simbolici e rappresentativi della propria infanzia ed età adulta; occhiali, scarpe, fotografie, libri, accessori colorati hanno generato accorati ritratti umani, colti nella loro intimità simboleggiata da oggetti che rimandano a precisi universi personali: bambini/e traditi/e, bambini/e amati/e, bambini/e cresciuti/e  troppo in fretta, adolescenti trasgressivi/e alla ricerca della propria identità; adulti attenti e sensibili, legati al ricordo delle case e delle stanze della propria infanzia; operatori che si riconoscono nella comune tensione ad identificare nella  capacità di costruire relazioni significative l’elemento distintivo della professionalità dell’accoglienza residenziale.

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la prof che parla al gruppo
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Riflettere su tali vissuti e condividere gli aspetti emergenti nel contesto protetto della scuola ha permesso a ciascun partecipante di raccontarsi, di ri-conoscersi,e di  rendere espliciti e manifesti  i sistemi impliciti che motivano l’azione e l’intervento educativo; tracce di tali emozioni e vissuti sono emerse, sera dopo sera, a conclusione di un’intensa giornata di lavoro, sulle tele del laboratorio “Creatività in gioco”, ispirato al metodo di Arno Stern, in cui è stato possibile, attraverso la pittura libera e scevra da imposizioni, valutazioni e consegne, in un ambiente riparato, accogliente e supportivo, ri- percorrere, attraverso la traccia, il proprio mondo, esterno e interno, e sperimentare nuove possibilità espressive, le stesse che in comunità ragazzi e ragazze possono sperimentare all’interno di esperienze relazionali autenticamente protettive.

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​Nel corso della seconda giornata, i laboratori e i seminari dedicati al tema Giustizia/Ingiustizia (vissuti; trauma; riparazione), hanno consentito di  analizzare i vissuti di ingiustizia che pervadono l’infanzia e, se non adeguatamente riparati, la vita intera dei bambini e delle bambine che abitano le comunità; ingiustizie perpetrate dalle persone più intime e vicine che avrebbero dovuto proteggerli da un contesto di vita  spesso denso di pericoli e di difficoltà fin dall’inizio: abbandoni ripetuti e perpetuati da diverse figure di riferimento, maltrattamenti, trascuratezza, abusi, il cui denominatore comune è il mancato riconoscimento della condizione stessa dell’essere bambino e, come tale, bisognoso di cure e di protezione da parte del mondo degli adulti.

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con maria procino

La terza giornata, dedicata al tema dell’Inclusione/Esclusione, ha consentito, attraverso il “viaggio” tra diversi modelli familiari ( nel laboratorio sulle differenze di genere), la costruzione di mappe reali e simboliche e l’attraversamento, in un esercizio di decentramento narrativo, di luoghi rappresentativi delle proprie esperienze di viaggio (durante il laboratorio sull’inclusione multietnica),di guardare e di guardarsi assumendo prospettive e punti di vista diversi; riflettere sul tema della con-vivenza, in tutte le sue forme; pensare e realizzare i mondi possibili delle appartenenze multiple e dello scambio culturale.

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​Il convegno conclusivo “Open day in comunità” muovendo dalla presentazione del volume “Comuni-care in comunità”, frutto di un lavoro intenso durato un anno svolto sulla piattaforma online  del master assieme a decine di educatori e educatrici di tutta Italia , ha centrato il suo focus sulle tematiche principali attorno alle quali ruota la costruzione della vita in comunità: i vissuti di accoglienza; i modi di pensare la comunità; la comprensione delle rappresentazioni dell’aiuto e della relazione che ogni individuo interiorizza nel corso della sua esperienza di vita; la funzione perturbativa e riparativa di cui le comunità sono espressione; l’accessibilità ad un altro significativo.

Grazie alle appassionate relazioni  della prof.ssa Paola Bastianoni, la visione del documentario  “I giorni buoni” , che racconta i destini di ragazzi ai margini   tracciando una possibile via d’uscita, insieme alla partecipazione del regista, Andrea Barzini, e grazie agli interventi di altri esperti sul tema, è stato possibile approcciare alle comunità quale luoghi di vita autenticamente rivolti alla costruzione di relazioni che curano e all’interno delle quali interventi educativi e scelte organizzative coraggiose e creative sono esplicitamente dirette ad offrire ai suoi ospiti/abitanti una seconda chance relazionale.

Chance di cui il corto “Il filo giallo”,  realizzato dai/dalle partecipanti  durante il laboratorio cinematografico, offre una visione e sintesi perfetta: percorsi di vita faticosi e dolorosi, a volte spezzati e interrotti, si prestano sempre, all’interno di una “matrioska”, o contesto comunitario e relazionale inclusivo ed autentico, al desiderio (realizzabile) di essere riannodati e ad aprirsi alla possibilità della ricostruzione e della ridefinizione.

Loredana Catalano

 

 

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