Mery per sempre

mery per sempre

 

Regia: Marco Risi

Genere: Drammatico

Tipologia: Disagio Giovanile, Il mondo della scuola

Interpreti:  Claudio Amendola, Michele Placido, Alessandra Di Sanzo, Maurizio Prollo, Salvatore Termini,  Alfredo Li Bassi, Francesco Benigno, Tony Sperandeo

Origine: Italia

Anno:  1989

 

 

Trama: Marco Terzi è un giovane professore di Milano trasferitosi a Palermo per insegnare in un liceo della città. In attesa, accetta l’incarico nel carcere minorile Malaspina. L’impatto con gli allievi è particolarmente duro perché i ragazzi vedono in lui l’espressione del potere. Ognuno ha dietro di sé una storia amara: Natale, il più grande di età e il più incattivito, è stato condannato per l’omicidio dei killer del padre. Poi ci sono  Matteo, Giovanni, chiamato King Kong, Claudio, che è appena arrivato per un furto con scasso ad un negozio di abbigliamento, Pietro, arrestato dopo un lungo inseguimento nella Vucciria,  Mery, un transessuale che per soldi si prostituisce e che si innamora di lui e Antonio che, essendo diventato padre, andrà in permesso con il professore in un ospedale palermitano a conoscere il figlio. Le punizioni inflitte dalle guardie ai più recalcitranti, la pesante atmosfera di amarezza e disperazione gravano sui giovani reclusi. Terzi con metodi più umani e persuasivi riesce a conquistare i ragazzi non solo sul piano didattico, ma anche diventando loro amico al di fuori delle ore di lezione. Il direttore e le guardie di custodia, induriti anch’essi da quella vita, lo osteggiano e lo accusano di interessarsi indebitamente delle questioni interne al carcere. Due episodi sconvolgono il faticoso equilibrio raggiunto: il trasferimento di Claudio nell’istituto Filangieri di Napoli, dopo lo scontro e il ferimento di Carmelo che voleva possederlo e la fuga di Pietro che si rifugia a casa di Terzi e viene ucciso il giorno dopo durante una rapina effettuata con una pistola giocattolo. L’atmosfera, nel carcere, diventa ancora più repressiva, più tesa perché Mery, aveva denunciato il professore, che aveva rifiutato le sue avances, di aver contribuito alla fuga di Pietro. I ragazzi ritengono Terzi l’unico responsabile. Terzi è sconvolto, ma comprende che il suo posto è lì e quando arriva la lettera di trasferimento al liceo, la strappa.

RecensioneMery per sempre è considerato giustamente un ritorno al neorealismo e non solo perché tutti gli attori ad eccezione di Placido e Amendola sono giovani presi dalla strada e che non hanno mai avuto esperienze cinematografiche, ma soprattutto perché prende in esame una realtà sociale cruda ed amara. Marco Risi ambienta il suo film nel carcere minorile Malaspina di Palermo, ma  per i temi che affronta, avrebbe potuto ambientarlo in qualsiasi altro carcere minorile di qualsiasi altra città italiana. Non è tanto, infatti, la Sicilia che egli vuole raccontare, quanto, invece, le condizioni delle carceri minorili, il degrado sociale e culturale da cui i giovani reclusi provengono, l’assenza di lavoro che li spinge a delinquere, le particolari situazioni familiari che non danno altre alternative e sbocchi di vita diversi se non il deviare e il carcere. Se si prendono in esame, infatti, le storie dei protagonisti si comprende quanto ciò sia vero. Prendi, ad esempio Natale. Da bambino, la mafia gli ha ucciso il padre. La subcultura in cui è vissuto gli ha imposto la vendetta e quindi l’omicidio, quindi il carcere, quindi un luogo che non riabilita, ma che deprime, violenta, annienta. Un luogo in cui la brutalità di coloro che sono addetti alla sorveglianza e alla rieducazione fa riemergere ogni forma di interiore fragilità e cattiveria. Prendi Pietro al quale sono stati negati l’infanzia, i banchi di scuola, i giochi con i coetanei nell’età più bella in cui si cresce e si apprende perché costretto a vivere in carcere con la madre reclusa. Prendi Mery, ragazzo transessuale, a cui nessuno ha mai spiegato che essere diversi è possibile e che non è necessario prostituirsi per vivere la propria sessualità. Non l’ha fatto la famiglia, non l’hanno fatto gli amici e la scuola, né, tantomeno l’ipocrita perbenismo di quei clienti che di notte approfittano del suo corpo a pagamento. Prendi Antonio, a cui, l’unica cosa bella che la durezza della vita ha donato sono la moglie ancora adolescente e il figlioletto appena nato. È con essi che il professor Terzi, insegnante di liceo, piovuto da Milano nella sua terra, in attesa del trasferimento, è costretto a condividere il suo percorso professionale in un luogo dove mai avrebbe voluto. Compito difficilissimo! Quei ragazzi, cresciuti nella violenza, reclusi in un carcere reso ancora più duro dalle angherie e dalle brutali punizioni delle guardie, gli mostrano ostilità, vedono in lui lo Stato patrigno, la legge lontana, astratta, strabica. Pian piano, però, dopo l’impatto shock, il professore si lascia coinvolgere dalle loro storie e si sforza di far comprendere che fuori da quelle mura ci può essere un’altra vita che non è solo violenza e che la normalità non è la delinquenza, ma la legalità, il rispetto reciproco e la democrazia. A fatica riesce a guadagnarsi la fiducia e la stima degli alunni, anche di quelli che inizialmente erano più restii e ostili. Ma sono, soprattutto il coraggio di Claudio di denunciare e di affrontare Carmelo che voleva violentarlo, la lezione sulla mafia mentre Natale tenta inutilmente di ridicolizzare Terzi segnandogli le braccia e il volto con un pennarello, la delazione di Mery e la tragica morte di Pietro a scuotere quella comunità e ad aprirla a nuovi scenari di speranza.

A. C.

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