Non sposate le mie figlie – Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu

 non sposate le mie figlie

Regia: Philippe de Chauveron

Genere: Commedia

Tipologia: famiglia, integrazione, interculturalità

Interpreti: Christian Clavier, Chantal Lauby

Origine: Francia

Anno:  2014

Trama: Claude e Marie Verneuil sono i genitori di quattro belle ragazze, le prime tre hanno sposato rispettivamente un musulmano di famiglia algerina, un ebreo e un cinese, una aspetta il primo figlio le altre sono già mamme felici. I due genitori vivono in una bella villa in provincia, sono ricchi borghesi, Claude è un notaio gollista, Marie una casalinga fervente cattolica. Ci provano ad essere di larghe vedute ma ci riescono male e appena possono evitano di andare a ricevimenti con le famiglie delle loro figlie. Il problema però sono i generi, David, Rachid e Chao sono infatti vere e proprie bombe ad orologeria tra di loro, di conseguenza ogni cena si trasforma in un momento per litigare e non guardare con rispetto ed un pizzico di ironia alle abitudini, ai costumi di ciascuno. Marie entra in depressione e crea un’occasione per stare insieme: il pranzo di Natale. Rispolvera le foto dei matrimoni che conservava in un cassetto e Claude rimette in bella vista uno dei quadri realizzati dalla figlia Ségolène che in realtà dà solo grande angoscia per la sua bruttezza. Ma anche il pranzo di Natale, nonostante i tacchini preparati secondo le regole delle cucine dei ragazzi, è vissuto all’insegna delle polemiche tra le coppie. Marie e Claude, sperano nell’ultima figlia Laure che annuncia l’arrivo del fidanzato. Rincuora i genitori asserendo che è cattolico, ma non precisa che Charles è un ivoriano quindi di colore. Inoltre il padre di Charles è un ex militare conservatore intransigente, molto simile a Claude. L’incontro dei nuclei familiari sarà fallimentare, le stesse sorelle ed i loro mariti proveranno a far saltare il matrimonio: la ragazza finirà per arrendersi e lasciare Charles. Ma a questo punto, complice una passeggiata dei due padri per andare a pesca, seguita da qualche bicchierino di troppo, la situazione si capovolgerà, così Charles e Laure potranno finalmente sposarsi con la benedizione di tutti.

 Recensione: Non siamo davanti ad un capolavoro come Indovina chi viene a cena, né c’è la maestria di Spencer Tracy e Katharine Hepburn, non siamo davanti all’esame dell’acculturazione violenta generata dall’impatto improvviso e immediato con altre concezioni a volte molto lontane rispetto a quelle occidentali, né viene fotografata la contrapposizione tra arretratezza e progresso, ma la commedia francese ci prova ad andare oltre i cliché dannosi e noiosi. Il film avverte che è ormai necessario fare un passo avanti, le barriere sono sempre cadute nella Storia, ci sono stati momenti molto difficili e dolorosi nel cambiamento, ma niente può fermarlo ed è dunque essenziale un’etica che ci guidi alla convivenza, favorendo lo scambio fra culture, non l’emarginazione.  La pellicola affronta il problema del pregiudizio, sfiorando tutte le mille sfaccettature, mostrandolo come ‘malattia’ di cui soffre tutta l’umanità. E’ discriminante l’atteggiamento del corteggiatore francese di Laure a cui sembra ovvio che una bella ragazza in Tv non possa fare altro che la ‘velina’ e non lavorare nell’ufficio legale; è discriminante Charles quando parla di ‘torte’ riferendosi alle quattro sorelle; è discriminante il prete che nel confessionale finge di ascoltare mentre in realtà compra delle scarpe su Amazon; è discriminante il padre di Charles quando chiede al figlio: “in che razza di famiglia ti metti? Non saranno comunisti!”. Insomma se è complicato per i due genitori francesi accettare la multietnicità della loro famiglia, lo è anche per gli altri protagonisti. Le tematiche sono analizzate con leggerezza e senza alcuna volgarità: la famiglia è cambiata ed il regista mira a provare che la diversità è fonte di arricchimento ed è importante ripensare al concetto di identità/alterità. Oramai i protagonisti sono tutti francesi non perché ci sia una supremazia, ma semplicemente per il processo evolutivo storico-sociale quotidiano: siamo di fronte alla seconda e alla terza generazione di nuovi francesi; “su quattro figlie ne ho regalate tre a uomini figli di immigrati”, dirà Claude; quindi tutti assaggiano i tacchini cucinati secondo tradizioni diverse, ma nessun integralismo da parte dei tre giovani; sì al calcio che tutti seguono e alla Marseillaise che tutti conoscono e cantano. La convivenza multietnica e multirazziale è possibile perché alla fine la natura si adegua, si trasforma, rigettando ciò che può metterla in pericolo e facendo sua ciò che la rafforza: è la biodiversità che genera la vita, più estesa la varietà di geni disponibili ad una specie, più questa ha opportunità di sopravvivere, non a caso sono proprio le donne nel film (compresa Marie)  che guardano alla diversità come motore dell’esistenza, rifiutando l’animosità guerrafondaia degli uomini.

M. P.

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