Altruisti si diventa – The Fundamentals of Caring

 

altruisti si diventa

 

 

 

 

 

 

 

Regia: Rob Burnett

Genere: Drammatico

Tipologia: Disabilità

Interpreti: Paul Rudd, Selena Gomez, Jennifer Ehle, Craig Roberts, Megan Ferguson

Origine: USA

Anno: 2016

 

Trama: La vita di Ben è allo sbando, in lotta con la depressione e in costante fuga da ufficiali giudiziari ed avvocati intenti ad ottenere la sua firma sugli atti di divorzio dalla moglie che rimanda da più di due anni, soffre del blocco dello scrittore. L’unica attività degna di nota che ha svolto nelle ultime sei settimane è un corso come caregiver (assistente ai disabili), dove in seguito alla certificazione ottiene il suo primo caso: Trevor, un diciottenne affetto da distrofia muscolare che trascorre le sue giornate con una rigorosa e metodica routine, appuntando su una cartina tutti i luoghi che segretamente desidera visitare, tra cui la fossa più profonda del mondo. Per sfuggire ai suoi problemi e per realizzare i sogni di Trevor prima che il suo tempo su questa Terra scada, Ben decide così di organizzare un road trip di una settimana volto a visitare i luoghi della lista del ragazzo.

Recensione: Altruisti si diventa è un film on the road che si prefigge di toccare temi estremamente delicati con un’ordinarietà assurda. Per quanto il film tratti temi realistici e molto drammatici, dall’inizio alla fine della pellicola si respirano leggerezza, ilarità, autoironia e profondo ottimismo. Ed il messaggio che il regista vuole mandare tramite un cast ristretto ma sempre all’altezza, che arriva dritto e chiaro come un’infusione di rinnovata speranza. Per tutta la durata del film i personaggi di Ben e Trevor si aiutano reciprocamente nel modo più umano possibile: prendendosi in giro, mandandosi a quel paese, incoraggiandosi. Il diversamente abile e il malato di depressione non vengono mai gestiti e raccontati con pesantezza, compassione o pena, ma con assoluta normalità com’è giusto che sia: le barriere che delimitano le diversità vengono abbattute sin dai primi momenti facendo capire al pubblico i registri che avrà la sceneggiatura e lanciando uno schiaffo morale a chi si pone davanti una difficoltà nel modo sbagliato. In questo contesto il furgone di Ben si trasforma tappa dopo tappa nel furgone della speranza che accoglie a bordo le personalità più disparate, le quali, a loro volta, aiuteranno e verranno aiutate, senza un motivo apparente.  Se infatti ognuno inizia il proprio viaggio per scopi personali, nel corso dell’avventura si sentirà spronato ad aprirsi, raccontarsi e lasciarsi andare desiderando di aiutare il prossimo, come se l’altruismo diventasse una forma di contagio in grado di trasudare positività a discapito delle situazioni più difficoltose. Regia, colonna sonora e fotografia enfatizzano lo spettro emotivo dell’irresistibile contesto narrativo fresco, brioso e incredibilmente incalzante per tutta la durata della storia, fino a raggiungere il climax finale in cui realizziamo lo scopo dietro le azioni ed il dolore di Ben.

A. C.

 

 

 

 

 

 

 

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