Padri e figlie – Fathers and Daughters

padri e figlie

Regia: Gabriele Muccino

Genere: Drammatico

Tipologia: Disabilità, disturbi mentali

Interpreti:  Russell Crowe, Amanda Seyfried, Aaron Paul, Ryan Eggold, Ouvenzhané Wallis, Diane Kruger,     Jane Fonda, Janet McTeer, Haley Bennett, Octavia Spencer, Bruce Greenwood

Origine: USA, Italia

Anno: 2015

Trama: Jake (Russell Crowe) è un romanziere di successo (vincitore di un Pulitzer) rimasto vedovo in seguito a un grave incidente, che si trova a dover crescere da solo l’amatissima figlia Katie, a fare i conti con i sintomi di un serio disturbo mentale e con la sua altalenante ispirazione. 27 anni dopo, Katie e’ una splendida ragazza che vive a New York: da anni lontana dal padre, combatte i demoni della sua infanzia tormentata e la sua incapacità di abbandonarsi ad una storia d’amore.

Recensione: New York, anni ’80:  Jake Davis è uno scrittore famoso, premiato col Pulitzer. Dopo un incidente in cui la moglie muore e la figlia resta miracolosamente incolume, gli restano gravi danni neurologici che inizialmente si illude di tenere sotto controllo ma che piano piano prendono il sopravvento impedendogli di scrivere, vivere una vita normale e soprattutto prendersi cura dell’adorata Katie. Per questo accetta di affidarla per un periodo agli zii ed entra volontariamente in una clinica psichiatrica. Quando ne esce dovrà cercare di mantenere la custodia della piccola e affronterà un periodo di fallimento professionale ed economico, spronato a non arrendersi dall’amore per la figlia e per il loro rapporto, su cui sta scrivendo il libro “Padri e figlie”. 20 anni dopo Katie, ormai adulta, riempie la sua vita segnata dalla tragedia con incontri amorosi occasionali e con la cura psicologica di bambini traumatizzati. Ma forse non tutto è perduto per lei: grazie all’ incontro con Cameron e con una ragazzina particolare imparerà a sollevarsi e ad andare avanti.  Di fronte ai tanti film che vediamo dalla prevedibile trama lineare, con dialoghi che suonano finti, è un piacere assistere a una storia ben scritta, con personaggi, che parlano e si comportano come la gente farebbe davvero in certe situazioni e che rendono più facile l’identificazione. Quello di scivolare nella retorica è un rischio calcolato quando si parla di amore, famiglia, lutto, perdita, speranza, disperazione, malattia e guarigione, creatività, aridità e morte ovvero della vita nelle sue componenti ed emozioni più essenziali e tragiche, che mettono a nudo la vulnerabilità dell’essere umano. C’è una dignità di fondo nel personaggio interpretato con grande sensibilità e convinzione da Russell Crowe, che lavora egregiamente sul contrasto tra il suo fisico imponente e la sua incapacità di dominare una condizione che lo devasta.

A. C.

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