Philomena

Philomena

Regia: Stephen Frears

Genere: Drammatico, Biografico

Tipologia: Istituzionalizzazione, Disagio giovanile

Interpreti: Judi Dench, Steve Coogan, Sophie Kennedy Clark, Anna Maxwell Martin, Ruth McCabe, Barbara Jefford

Origine: Francia, Regno Unito, Stati Uniti

Anno: 2013

Trama: In una spensierata serata passata vagando per una fiera, la giovane Philomena incontra un ragazzo che la seduce emulando un vecchietto; da lì l’infatuazione, che col lento e inesorabile trascorrere degli anni matura in amore, benché trasferito al frutto di quell’incontro colpevole, o per lo meno percepito tale. Per scontare il peccaminoso concepimento di quella notte eterna, Philomena viene segregata per quattro anni in un convento, dove le suore sembrano aborrire il dono della procreazione, tanto da cadere in una tremenda eresia che sa più di impiastricciato puritanesimo anziché cristianesimo, ossia rendere il travaglio delle ragazze-madri un inferno. Non senza epiloghi nefasti, che spesso e volentieri comportano la soppressione di quella vita che eppure si dice di voler difendere con le unghie e con i denti. Una stortura insomma, quella anzitutto di confondere il peccato con il peccatore. La saggia Philomena certe cose le sa e aspetta. La sua è una Fede genuina, quella degli ultimi: non si adira, non si dispera, non porta rancore; pur consapevole della sua talvolta eccessiva semplicità non avverte mai disagio, anzi, coltiva la virtù. Un esempio positivo, insomma, da non equivocare con un’eroina laica qualunque, dato che in lei Fede ed obbedienza coesistono e si alimentano a vicenda. Non si spiegherebbe diversamente il silenzio durato quasi cinquant’anni da quel giorno in cui il suo di figlio, Anthony, le viene definitivamente sottratto. Da allora ulteriore sofferenza, quella di una madre monca, amputata di una parte di sé, non di rado in questi casi la migliore. Finché un giorno non decide che il tempo scorre più in fretta di quanto si riesca a scandirlo, ed allora decide di ritrovare quel figlio che oramai altro non sarà che un emerito sconosciuto. Per questo, con l’intervento della figlia, decide di rivolgersi ad un giornalista, uno di quelli noti peraltro. Uno la cui carriera ha di recente assunto una piega pessima e che diversamente non avrebbe mai accettato di occuparsi di uno dei tanti «casi umani» sparsi per il mondo. Nondimeno Martin Sixsmith ci mette poco a comprendere la portata dell’impegno assunto inizialmente per il comprensibile desiderio di batter cassa. Parte così la caccia al figlio di Philomena, adottato quando ancora era piccolo e da allora dolorosamente scomparso.

Recensione: Il film è biografico in quanto veramente ispirato alla storia di Philomena Lee raccontata tramite il romanzo scritto nel 2009 da Martin Sixsmith intitolato The Lost Child of Philomena Lee, pubblicato in Italia da Edizioni Piemme con il titolo Philomena, in concomitanza con la distribuzione del film. Dalla pellicola si evincono i danni provocati dagli istituti nelle ragazze soprattutto dal punto di vista psicologico nel corso della propria vita. La separazione dai propri figli, contro la loro volontà, è l’elemento decisivo che provoca una perturbazione, una modifica del proprio sé a differenza della loro percezione iniziale.

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