The Orphanage

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 Regia: Juan Antonio Bayona

Genere: Horror, Drammatico

Tipologia: Disagio minorile

Interpreti: BelenRueda, Fernando Cayo, Ruggero Valli

Origine: Messico, Spagna

Anno: 2007

Trama: Laura è una donna che ha trascorso parte della sua vita in un orfanotrofio con altri suoi coetanei, ed è però circondata dall’affetto di tutti. Viene adottata e la ritroviamo adulta decidere di rilevare la struttura dove aveva vissuto. Vi si trasferisce con suo marito Carlos e suo figlio adottivo Simon affetto dal virus HIV, con il progetto di dar vita ad una casa famiglia per ospitare e fornire assistenza ai bambini bisognosi. I primi mesi passeranno sereni, ma un giorno durante un escursione in una caverna con la madre, Simon vede un bambino, Tomas; Laura non darà peso alla cosa pensando ad un amico immaginario. Da quel momento Simon parlerà alla madre di un gruppo di amici con cui gioca e le racconterà di trascorrere il tempo soprattutto con Tomas. Il dramma si consumerà durante una festa, infatti dopo uno scontro con Laura, Simon sparisce; partono immediatamente le ricerche ma non danno risultati, almeno apparentemente,perché la polizia troverà una vecchia foto dove Laura riconosce i suoi amici di orfanotrofio, diverse sorveglianti ed in particolare una Benigna, in cui crede di identificareunadonna che pochi giorni prima aveva scoperto nella sua proprietà. Benigna aveva un figlio Tomas nato con una malformazione al viso e per questo sempre tenuto nascosto e sempre oggetto di scherzi da parte dei bimbi dell`orfanotrofio. Un giorno i ragazzini avevano portato Tomas in una grotta sul mare, rubandogli poi la maschera che gli nascondeva il volto: Tomas restò nella grotta per la vergogna e con l’alta marea annegò. Laura continua` le sue ricerche e chiede aiuto ad Aurora, una medium che durante una seduta nel vecchio orfanotrofio, avverte la presenza di una serie di anime di bambini sofferenti. “Non bisogna vedere per credere, ma credere per vedere” suggerirà la medium. Il marito resta però scettico ma Laura non demorde, chiede di restare sola nella casa, vuole arrivare alla verità. Improvvisa una caccia al tesoro per cercare di interagire con le anime dei piccoli; il gioco darà i suoi frutti ma purtroppo la caccia non porterà al tesoro ma alla scoperta di una verità angosciante, i bambini, compagni di Laura,furono prima avvelenati e poi bruciati da Benigna per vendicarsi della morte di Tomas. Il cerchio ormai è quasi chiuso, continuando a giocare con i bimbi questi la guideranno in un sottoscala dove, purtroppo, scoprirà il cadavere di Simon escoprirà che in realtà è stata lei ad uccidere suo figlio quando aveva bloccato la porta del sottoscala inconsapevole della presenza del piccolointrappolato senza via di scampo. I rumori che sentiva erano quelli del piccolo che chiedeva aiuto. Il dolore per lei sarà troppo grande deciderà di suicidarsi unendosi alle anime del figlio e dei suoi amici di infanzia.

Recensione: Risulta difficile considerare The Orphanage un horror, infatti il film intenerisce il cuore da subito con la conoscenza del piccolo protagonista affetto dal virus dell` HIV che diventa per lo spettatore motivo di forti emozioni. Anche nelle scene di suspense, lo spettatore non avverte il senso della paura poiché`non vengono mostrati bambini indemoniati o violenti, ma giovanissimi che hanno solo voglia di giocare, di vivere: la stessa morte di Simon non è conseguenza di un’azione malvagia ma è solo il tragico risultato di un incidente ed il fatto che egli riesce a vedere le anime dei suoi coetanei è dovuto al suo stato di grave malattia che inevitabilmente ha segnato e segna i suoi giorni. La struttura che accoglie prima l’orfanatrofio e poi la casa famiglia, è una vecchia casa che ricorda le residenze delgothic romance, un topos fondamentale nei film del genere come lo era nei romanzi della letteratura di fine Ottocento quando, in un mondo in continuo cambiamento sociale ed economico, i più deboli, soprattutto bambini, si ritrovavano soli per le strade delle città,  alla mercè di criminali o di istituzioni ottuse che li destinavano ad orfanatrofi in cui potevano o imparare a sopravvivere alla violenza, ai soprusi o soccombere. Ricordiamo quelli descritti da Dickens per esempio. Ma tornando al presente, potremmo analizzare in questo senso anche la scuola/castello in cui il maghetto orfano Harry Potter si trova a vivere, studiare e crescere, o la Cecilia del romanzo Stabat mater di Tiziano Scarpa, che si nasconde in un cantuccio isolato dell’edificio che l’accoglie orfana; così come fa il  piccolo Simon rifugiandosi  nel sottoscala dell’edificio che diverrà il luogo della sua morte. Il film si basa su due grandi archetipi: la caverna ed il viaggio. La caverna resta un simbolo ambivalente, pronta a trasformarsi in labirinto e casa. L’orfanatrofio infatti non è che una casa/caverna trasposta: cosmo e microcosmo, immagine riposante ma allo stesso tempo inquietante che nasconde e svela le paure più profonde quando ci si avvicina alla rivisitazione dell’infanzia. E il viaggio è il ritorno all’infanzia che diventa possibile ricreando lo spazio e gli oggetti, i giochi di un tempo; viaggio è quello dei bambini che sanno di non avere più tempo; del piccolo Simon che da documenti saprà di essere stato adottato e inconsciamente nel gioco con i suoi compagni che nessuno vede, saprà di essere destinato a non diventare mai grande. Viaggio è quello della protagonista femminile che  ritrova i fantasmi della sua infanzia che non ha elaborato, pur avendo ricevuto cure e attenzione nell’orfanatrofio, e che la fanno portare avanti un obiettivo ben preciso aprire una casa di accoglienza per bambini che soffrono. In questo film tutto gioca sulla maternità ed il dolore: bambini senza madre, senza famiglia,bambini disabili, una madre che si vendica per la morte del figlio; una madre che si uccide per la morte del figlio. Il dolore di una madre è la costante in una tragica ronde: Benigna in un gesto insano, risultato della perdita del figlio, uccide i bambini che lo hanno perseguitato anche se per gioco causando la sua morte; Laura decide di porre fine alla sua vita a seguito del dolore per la scomparsa di Simon che lei ha provocato. Ecco che il film si inquadra in un contesto drammatico, unica criticitàè Carlos, il padre di Simon, medico scettico incapace di comunicare il suo dolore e di condividerlo con la mogliee che scapperà perché non reggerà al forte stress emotivo. Solo alle fine il dolore per aver perso tutta la sua famiglia, gli aprirà una porta e forse vedrà. Memoria e identità, sentimento di appartenenza e estraneità questi i motivi del film che lascia il segno anche perché è ben costruito e recitato.

L’opera ha vinto nel 2008 l’European Film Awards.

M. P.

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