In anteprima, il film dedicato ai bambini e alle loro famiglie omogenitoriali

Gayby baby, film- documentario sui bambini che crescono e vivono in famiglie omogenitoriali, non è (ancora) arrivato nelle sale italiane. Il master lo ha scoperto grazie ad un’intervista alla prof.ssa Paola Bastianoni, direttrice del master “Tutela, diritti e protezione dei minori”, realizzata dal settimanale “Grazia” sulle tematiche relative all’omogenitorialità .

 

Nel film Gayby baby , diretto dall’australiana Maya Newell e presentato il 14 aprile al festival “Le voci dell’inchiesta”, insieme ad una trentina di altri documentari, nazionali e internazionali  che trattano tematiche di  di approfondimento, la regista presenta il suo lavoro di documentazione,durato 4 anni, sulla vita dei figli degli omosessuali, raccontando, attraverso lo sguardo e  le parole dei bambini e delle bambine, quotidianità, successi e sofferenze, e giungendo ad una conclusione a cui sono giunti da anni anche esperti e studiosi  che hanno condotto  ricerche scientifiche nello stesso ambito: l’orientamento omosessuale dei genitori non è fonte di danno per  i figli che crescono con loro; nelle famiglie omogenitoriali non si nota alcuna differenza con le dinamiche presenti nelle famiglie eterosessuali.

La prof.ssa Paola Bastianoni, all’interno del master attivo ormai da sette anni presso l‘Università degli Studi di Ferrara e all’interno del quale sono presenti due moduli che trattano tematiche relative alla tutela delle soggettività di genere e alla tutela dei diritti delle nuove famiglie,  insegna che la qualità delle relazioni familiari esula completamente dalle strutture familiari e che la funzione genitoriale può essere svolta efficacemente in ogni tipologia di contesto familiare e non necessariamente all’interno della cosiddetta famiglia nucleare tradizionale.

Le famiglie omogenitoriali, come tutte le altre famiglie, possono essere luoghi protettivi e forieri di felicità per i propri figli, come possono essere luoghi minati da rischi evolutivi.

Tuttavia il discorso relativo all’analisi delle attuali strutture familiari  necessita l’acquisizione di un approccio pluralistico e maggiormente inclusivo, volto alla valorizzazione delle differenti forme attraverso le quali si esplica l’organizzazione familiare, da considerarsi come la risultante di processualità socio-culturali.

Approccio inclusivo evidentemente sostenuto con convinzione nella famiglia (etero) in cui cresce la bambina di cui la prof.ssa Bastianoni parla nella sua intervista a Grazia, narrando un aneddoto fortemente esplicativo dell’aria di libertà che respira all’interno del contesto familiare in cui è inserita.

“Pensi che la bimba di una mia amica- spiega la prof.ssa Bastianoni alla giornalista- a sei anni,ha chiesto al fratello maggiore: “Sei fidanzato?” “Non ancora”e lei ha insistito “Dimmi almeno se sposerai un ragazzo o una ragazza!”

Ecco, una bambina cosi, libera e accogliente, potrebbe essere la migliore amica di Ebony, una delle protagoniste del film, che, sentendosi discriminata perchè figlia di una coppia omosessuale, vorrebbe vivere in una città dove si possa sentirsi accettata.

Una bambina cosi, libera e accogliente, è già la città, è il mondo, dove l’altro è accolto e rispettato nella sua diversità/identità.

 

Ebony Una bambina cosi, libera e accogliente, è già la città dove l'altro è accolto e rispettato nella sua diversità/identità.

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