Una volta nella vita – Les héritiers

una volta nella vita – Les héritiers

Regia: Marie-Castille Mention-Schaar

Genere:  Drammatico

Tipologia: Accoglienza e discriminazione, Shoah, Razzismo e antirazzismo, Il mondo della scuola

Interpreti: Ahmed Dramé, Ariane Ascaride, Noémie  Merlant, Geneviève Mnich, Stéphane Bak

Origine: Francia

Anno:  2014

Trama: Liceo Leone Blum di Créteil, periferia a sud-est di Parigi. Una classe seconda multietnica, multiculturale e multiconfessionale non propriamente disciplinata, ma piuttosto chiassosa, rissosa e con poco interesse allo studio. La professoressa di storia Anne Gueguen l’affronta con coraggio, impegno professionale e pacata fermezza e, per coinvolgerla e rendere corale il lavoro, propone la partecipazione al Concorso nazionale indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione sulla Resistenza e la Deportazione. L’impatto con questo tragico pezzo di storia europea, la Shoah, incide profondamente sui comportamenti e sul senso di vita degli studenti, soprattutto quando a raccontare quei lontani e crudeli avvenimenti realmente accaduti, a rinverdire la memoria di quella inumana tragedia, è Léon Ziguel, ex deportato. A restare maggiormente colpito e coinvolto è Malik, musulmano francese di origine africana (nella vita reale Ahmed Dramé, autore di questa storia, scenografo del film e attore interprete di se stesso). La classe vince con soddisfazione il Concorso. Quegli adolescenti di periferia non sono più gli stessi. L’ascolto diventa insegnamento, desiderio di sapere, ricerca, confronto, conoscenza, crescita. La scuola, grazie alla passione di madame Gueguen, raggiunge il suo obiettivo istituzionale: ravvivare la memoria, sensibilizzare le coscienze, modificare i comportamenti, credere nel futuro e imparare a costruirlo senza pregiudizi, odio e guerre, nella libertà e nella pace.

Recensione:  Inizialmente, il film Una volta nella vita, sulla scia di La classe (Entre les murs)  di Laurent Cantet (2008), sembra voler ripercorrere e sottolineare la realtà scolastica francese. La classe seconda del liceo Leon Blum della periferia a sud-est di Parigi è una babele rissosa e chiassosa di voci, per niente disciplinata e poco interessata allo studio, un miscuglio di ceti sociali, etnici, culturali e religiosi. Le regole imposte dalla laicissima Francia solo apparentemente garantiscono o pensano di garantire la convivenza e l’integrazione di quella eterogenea difficile e conflittuale adolescenza. La propria libertà e il rispetto di quella altrui viene, spesso, compromessa nei comportamenti. Madame Gueguen (interpretata da Ariane Ascaride e nella realtà Anne Aglès), la nuova insegnante di storia e geografia, crede fortemente che soltanto la storia di cui siamo eredi non si deve imparare, ma comprendere. Il titolo originale Les héritiers (Gli eredi) rende meglio il contenuto, il significato e il messaggio del film. Il lavoro d’equipe, il mettersi insieme intorno ad un tavolo, collaborare, confrontarsi, diviene sintomo di vera democrazia, di vera libertà, di conquista e conoscenza, modifica i comportamenti, avvia alla costruzione di un mondo in cui tutti possono convivere e rispettarsi al di là della propria razza, cultura, ceto sociale, credo religioso.Gueguen, a dispetto di quella classe refrattaria ad ogni forma di impegno scolastico e collaborazione, a dispetto del dirigente scolastico che considera una perdita di tempo la partecipazione al Concorso nazionale indetto dal Ministero della Pubblica Istruzione sulla Resistenza e la Deportazione, accetta la sfida, iscrive gli alunni al Concorso e li coinvolge su temi universali, difficili da comprendere e con il rischio di cadere nel dimenticatoio se non addirittura essere ritenuti inutili o sorpassati.La partecipazione al Concorso diventa il punto di svolta. Portare avanti un progetto comune, confrontarsi sul significato e l’abuso della parola democrazia, comprendere il vero valore dei  principi di libertàuguaglianzafratellanza in contrapposizione a quelli fondanti di ogni regime totalitario e di quello abominevole e razzista di Hitler: lavoro, famigliapatria, scuote profondamente gli animi di quegli adolescenti, cambia  il loro modo di agire, di porsi rispetto agli altri e all’impegno scolastico non più fine a se stesso, ma indispensabile per capire, conoscere.Il segno del cambiamento, del coinvolgimento è sottolineato soprattutto dal silenzio e dalla mancanza di fretta con cui gli studenti si intrattengono nel museo Memoriale della Shoah di fronte alle foto, le immagini, gli scritti dei senza ritorno dai  campi di concentramento (uomini, donne, bambini inermi) e dalla commozione  di fronte all’ascolto impotente del racconto, in classe, di Léon Ziguel, ex deportato, memoria vivente di quella immane tragedia e del giuramento dei sopravvissuti di consegnarla alla storia.Quei ragazzi, svogliati, indisciplinati, comprendono che la Shoahlo«sterminio», cioè, «fisico programmatico e sistematico di un gruppo in ragione delle sue origini, una decisione (aberrante) di Stato» non può essere dimentica o sottovalutata. Ne diventano gli eredi. Capiscono che è su di essa che si deve fondare il loro futuro, nella pace e nella convivenza e fanno proprio il giuramento pronunciato nell’aprile del 1945 dai sopravvissuti nel campo di Buchenwald,fra cui Ziguel. Provano indignazione e sollievo quando l’insofferente Olivier, convertitosi all’islamismo da qualche settimana, abbandona le lezioni.Il Concorso viene vinto ed è Melanie, la ragazza più sofisticata e refrattaria, a leggere, durante la premiazione, il giuramento di Buchenwald.Ahmed Dramé, studente in quella classe, musulmano di origine africana, scrive il racconto di questa vicenda che ha cambiato la sua vita e quella dei suoi compagni di classe e, divenuto attore e scenografo, lo propone alla regista Marie-Castille Mention-Schaar interpretando se stesso nel il personaggio di Malik.Gli episodi narrati accadono durante l’anno scolastico 2008-2009. Il film è del 2014 e viene proiettato per la prima volta nelle sale cinematografiche italiane il 27 gennaio 2016, Giorno della memoria.

A. C.

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