White Oleander

white oleander

Regia: Peter Kosminsky

Genere: Drammatico

Tipologia: Accoglienza e Discriminazione

Interpreti: Michelle Pheiffer, Renée Zellweger, Robin Wright, Alison Lohman, Amy Aquino, John Billingsley, Billy Connolly, Marc Donato, Elisa Bocanegra, Debra Christofferson

Origine: Germania, Usa

Anno: 2002

 

Trama: Astrid Magnusson, figlia dell’artista concettuale Ingrid, vede improvvisamente cambiare la sua vita quando la madre viene accusata dell’omicidio di un amante e condannata a 35 anni dicarcere. Da lì in avanti è un susseguirsi di famiglie affidatarie, da quella precaria e proletaria dell’ex spogliarellista e cristiana rinata Starr a quella ricca e apparentemente felice dell’attrice Claire. Su tutto l’ombra della madre, per cui la ragazza nutre un’autentica venerazione. Finché, a seguito di un tragico avvenimento, Astrid non si rende conto che nel loro amore c’è qualcosa di tremendamente sbagliato…

Recensione: l tema centrale di “White Oleander” (tratto da un racconto di Janet Finch) è il legame tra madre e figlia, forse quello più forte, più longevo e più importante nel cammino di crescita di una donna. Quel legame che purtroppo tende molte volte ad incrinarsi a causa di contrasti e incomprensioni.
Rapporto complesso quello tra un genitore e un figlio adolescente, che ha i propri bisogni, le proprie paure e la necessità di avere sempre e comunque una guida e qualcuno disposto all’ascolto. “White Oleander” è un film decisamente complesso, anche se ben girato. La narrazione ed il ritmo a tratti sono lenti, ma è proprio questa lentezza a mettere in risalto il disagio del personaggio centrale.
Inizialmente Astrid è vittima di un sistema, quel sistema fatto da case di correzioni, affidamenti, colloqui controllati ecc. Per lei è davvero difficile trovare un “nuovo” punto di riferimento, dopo l’arresto della madre.
Ma son proprio quegli avvenimenti a farle capire che è lei stessa il punto di riferimento e che, la felicità bisogna costruirsela passo dopo passo, sacrificio dopo sacrificio. I meriti del film non si fermano solo ai contenuti e alla regia di Kosminsky, ma come accennato prima, anche la sceneggiatura curata da Mary Agnes Donoghue e il cast contribuiscono a dare un certo tono ad un film stupendo.

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