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#ilsocialenonsiferma, oggi ha ospitato la Dott.ssa Licia Barrocu per approfondire il tema del trauma e della cura ai tempi del Covid-19. Il filo rosso dell’incontro è stato comprendere in cosa il Covid-19 possa rappresentare un fattore scatenante di un trauma e in cosa, invece, possa rappresentare un elemento che genera strategie di fronteggiamento positive. Se da un lato, il Covid-19, ha scatenato, in alcuni casi, sentimenti e comportamenti caratteristici del trauma come  l’isolamento, l’immobilità, lo smarrimento legato alla perdita di controllo; dall’altro lato ha stimolato le persone a fronteggiare la situazione di emergenza in maniera creativa, attraverso la messa in campo di strategie alternative che hanno permesso di restare uniti nella distanza, di riorganizzare le proprie abitudini e i propri tempi.

Pensiamo, per esempio, alla capacità di molti servizi e comunità di integrare i dispositivi individuali di protezione nella quotidianità, rendendoli familiari e utilizzandoli come strumenti che, paradossalmente, possono creare condivisone e vicinanza. Altro punto fondamentale dell’incontro di stamattina, è stato quello di comprendere come il Covid-19, che ci ha resi tutti fragili, abbia permesso lo sviluppo di una coesione e di un senso di appartenenza nelle strutture: operatori e ragazzi che hanno imparato a prendersi per mano e a riorganizzare la quotidianità e le relazioni, attraverso la condivisione e la partecipazione, in un clima di supporto reciproco. Sicuramente, il Covid-19 ha inciso sulle vite di tutti noi in termini lavorativi, economici, affettivi, sociali, psicologici, ma non sempre ha scatenato un trauma. Laddove, invece, si è verificato un trauma, grande importanza assume la presenza di relazioni che curano. Nello specifico, è importante che gli operatori diventino strumenti di attivazione  di percorsi che facciano sentire protette le persone. E’ necessario destrutturare gli spazi, aiutando le persone a trovare “porti sicuri” e una quotidianità fatta di gesti che accolgono e rassicurano, nonché usare comunicazioni che, pur non negando la difficoltà del momento, mettano in luce che è possibile trovare ipotesi di fronteggiamento che non ci facciano sentire delle isole in mezzo al mare. A tal proposito, la piattaforma #ilsocialenonsiferma, rappresenta un elemento che accoglie, cura e aiuta a trovare nuove modalità per affrontare le sfide di tutti i giorni in maniera positiva. Il ruolo di chi opera nel sociale impone la necessità di condivisione, confronto e intervisione per trovare risposte all’emergenza. Un suggerimento prezioso per restare lucidi anche in questa situazione potrebbe essere quello di fermarsi, riflettere e respirare profondamente, al fine di trovare un contatto con noi stessi per immergerci, poi, nella quotidianità dell’emergenza e avere energia propulsiva per noi e per le persone di cui ci occupiamo. L’incontro si chiude volgendo lo sguardo alla così detta fase 2: cosa accadrà? La Dott.ssa Barrocu la definisce come una fase delicata, caratterizzata da nuove sfide e ritiene che l’imperativo categorico per affrontarla sia quello di rispettare i tempi interni per comprenderla e di cercare quanto più possibile di integrare gli elementi positivi emersi nella fase del lockdown, nella nuova quotidiantà.

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