forever young

 

 

 

 

 

 

 

Regia: Fausto Brizzi

Genere: Commedia

Tipologia: Conflitto familiare,  invecchiamento, generazioni

Interpreti principali: Fabrizio Bentivoglio, Lorenza Indovina, Lillo Petrolo, Stefano Fresi, Sabrina Ferilli, Teo Teocoli, Luisa Ranieri

Origine: Italia

Anno: 2016

Trama: Storie di ultra quarantenni e cinquantenni alle prese con la mania di essere o sembrare sempre giovani. Giorgio, proprietario di una radio ha una compagna che potrebbe essere sua figlia, il dj Diego che vive da Peter Pan anche in casa sua con linguaggio e atteggiamenti e vestiti da super giovane, conduce un programma alla radio “Forever young”  e non ha alcuna voglia di rinnovarsi; Sonia è una veterinaria una donna matura che passa le sue serate in discoteca abbordando ogni tanto giovani ragazzi per una notte e via. Lei convince la sua amica Angela a fare la stessa cosa, a lasciarsi andare e così Angela cede alla corte di uno ragazzo che per guadagnare qualcosa porta a domicilio le pizze. Infine Franco un settantenne che pratica lo sport in maniera ossessiva incurante dei bisogni della figlia e del genero. Tutto sembra easy ma poi all’improvviso qualcosa cede: Giorgio comincia a frequentare la sua fisioterapista che ha più o meno la sua età e quindi scoprono “affinità elettive” che potrebbero fare da supporto ad una relazione duratura e sincera; Dj Diego di cui il pubblico radiofonico è stanco, deve abdicare per cedere il passo al giovane Nik che lo chiama in diretta, suo malgrado,  nonno rock; Sonia capisce che l’amante di suo figlio è l’amica Angela, il cuore di Franco cede ed il medico gli consiglia di rinunciare alla corsa, a peggiorare il suo umore arriva la notizia che presto diventerà nonno. Tutto va in pezzi, in crisi, perché il tempo passa e non ci sono barriere che tengano. Alla fine tutto però si risolverà nel frullatore/discoteca che metterà in pace tutti ma fino a quando? I cinquantenni non molleranno il loro stile di vita e le loro convinzioni, i ventenni continueranno senza progetti né entusiasmo ma beati comunque della loro esistenza.

Recensione: Dentro ogni persona anziana c’è una persona più giovane che si sta chiedendo cosa diavolo sia successo”. Con questo aforisma di Terry Pratchett, si apre “Forever young”, commedia giocata soprattutto su una buona e godibile sceneggiatura anche se a volte scontata, una bella fotografia, dialoghi brillanti e bravissimi attori come Bentivoglio. Peccato. Sì perché poteva  essere una bella occasione per ritrovare la Commedia all’ italiana, quella spietata che a volte si rimpiange e che vedeva interpreti come Sordi, Gassman, Tognazzi, Adolfo Celi, Franca Valeri, Bice Valori, dare prove di grande maestria attoriale scaraventando in faccia agli italiani i loro difetti, le loro manie, le loro solitudini fisiche e culturali con il sorriso ironico e amaro di grandi registi tra i quali basta ricordare  Monicelli, Risi. Una lezione, la loro, che sembra aver compreso invece oggi la commedia francese o quella americana. Peccato perché forse bastava avere il coraggio di essere divertenti sì e, senza moralismi, sgradevoli, scomodi, fastidiosi in un certo senso, per fotografare una società in preda al giovanilismo più angosciante ostentato nei modi e nei comportamenti e all’ usa e getta mentale di cui si nutre ogni giorno. Dimenticando che la memoria del nostro corpo è anche nel suo odore e non in quello più ambiguo di un deodorante,  trascuriamo che la nostra identità è anche nei segni del tempo che plasmano via via la nostra pelle, i nostri organi: paradossalmente, desiderando di mantenere integro il corpo, cediamo all’ oblio immorale del non essere.  In questo film nessuna riflessione intrigante sulla categoria “giovane” nata negli anni Cinquanta e Sessanta per motivi che oggi storici e sociologi ancora dibattono. Perché le storie della pellicola, pur intrecciandosi, restano superficiali, sbiadite, nonostante le prove degli attori. Siamo in una Roma da sfondo quasi perfetta e per questo abbastanza irreale dove si muovono ricchi borghesi che vivono  in attici bellissimi e che hanno come unico problema della loro esistenza considerare nemmeno lontanamente la possibilità del cambiamento fisico e psicologico che va sotto il nome di invecchiamento. Come un patetico ritratto di Dorian Grey da tenere nascosto il più possibile, si cerca di non vedere la cosiddetta età che avanza. Ma il film non si sofferma nemmeno sulla famiglia che si trasforma attraverso a volte dolorosi, inaspettati e spesso incontrollabili cambiamenti o sui veri ventenni che fanno qui da tappezzeria comprimaria come se non avessero alcun desiderio se non comunicare con il cellulare e attraverso facebook. Nessuna consapevolezza del linguaggio che si impoverisce edulcorato e privo di significato e politicamente corretto per cui single suona meglio di zitella, toy boy invece di gigolò, ecc. E se la pasta fatta in casa è una “leggenda metropolitana” bisognava magari soffermarsi sulla continuità, sul fatto che da sempre, memoria ed esperienza sono condizioni preziose per ogni singolo uomo, ci fanno quelli che siamo e ci preservano dall’ annientamento.

M. P.