Qui i protagonisti siamo noi!

A scuola di speranza

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Il giorno che ho cominciato ad insegnare ho promesso che avrei accolto ciascun bambino così com’era. Che non l’avrei plasmato ad immagine e somiglianza di nessuno. Che l’avrei protetto dall’individualismo del mondo cercando di esaltare la sua unicità, rendendola preziosa per il bene comune.

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La bambina che leggeva romanzi d’amore

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Capitolo 3

Stremata dalle conseguenze della sua malattia Paula, la figlia di Isabel Allende, muore. È straziante il dolore per la morte di un figlio. A volte, si può persino desiderare la morte anche per se stessi.  Ma a volte no. A volte si può desiderare di continuare a sentirsi vivi, pur nell’immenso dolore della perdita.

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La libertà è un paio di slip

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Il primo giorno che Miriam vide quella macchia rossa negli slip sdruciti pensò che fosse arrivata la sua ora. Pensò di avere una malattia grave, incurabile, e che presto Dio avrebbe preso la sua anima, come spesso accadeva agli altri bambini e bambine del villaggio. Non sapeva cosa fare.

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La bambina che leggeva romanzi d’amore

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Capitolo 2

Josè Bolivar, il protagonista del romanzo Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, si trova faccia a faccia con la ricercata femmina di tigrillo che minacciava, con la sua famelica rabbia vendicatrice, il paese in cui viveva. Quando finalmente si trovano uno di fronte all’altra succede l’imprevedibile: la femmina, invece di assalirlo, lo accompagna dal maschio, ferito a morte dal gringo che aveva dato loro la caccia abusivamente, e che lei aveva a sua volta ucciso nel disperato tentativo di difendere il compagno.

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Morte di un clandestino

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Non sapeva nemmeno come aveva trovato il coraggio. Da diversi giorni osservava di nascosto gli aerei che atterravano e decollavano dall’aeroporto di Abidjan. Sognava di poter salire su uno qualsiasi di essi, ma non di nascosto, come un vero passeggero.

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La bambina che leggeva romanzi d’amore

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Capitolo 1

Ci sono libri che, letti in momenti particolari della propria vita, possono cambiarla profondamente. Ci sono relazioni umane che segnano l’esistenza e le donano il colore e il calore che porterà con sé per sempre. A volte ci sono entrambi. E’così che è nata la mia storia.

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Besprizornye – Bambini randagi

La guerra non risparmia i bambini. Lo sa bene la Russia sovietica che, per circa un ventennio, fino a metà degli anni trenta, ha attuato un regime repressivo che ha causato carestie, degrado, carenza di valori e guerre civili. E quel regime che ha gettato la scure su migliaia di persone, colpevoli o innocenti, nell’ossessionante tentativo di debellare ogni tentativo di rivolta, di ribellione, ogni deviazione dalla legge, non ha esitato ad applicare la stessa assertività sui bambini.

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Storie di inclusione: Samira

A volte mi chiedo come sarà la tua voce quando parlerai. Perché imparerai a parlare. Sei così forte e determinata che presto imparerai a parlare, a camminare, a giocare senza il nostro aiuto.


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Storie di inclusione: Leila

I miei fratelli ed io capivamo che nostra madre era di nuovo incinta quando cambiava la disposizione delle nostre camere da letto. Quando il letto vicino al suo veniva spostato in una delle altre stanze della casa voleva dire che c’eravamo un’altra volta: di lì a poche settimane sarebbe tornata a casa con un altro marmocchio strillante.

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Ajna Jusic

Ci sono bambini che mostrano negli occhi la memoria del mondo. Quando sono nata non ho pianto: ho guardato mia madre e ho cercato di capire se avrebbe potuto amarmi per quella che ero. Dicono che sentire il pianto dei neonati al momento della loro venuta al mondo sia fondamentale, per capire se sono vivi, se sono sani, se hanno realizzato il distacco dall’utero materno e l’ingresso nella vita al di fuori. Non avevo bisogno di piangere per sapere di essere viva. Avevo solo bisogno di sapere di poter essere accolta per decidere di continuare a vivere. Mia madre mi ha guardata negli occhi e ha deciso che avremmo imparato a vivere di nuovo insieme.

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